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24 gennaio 2022
In Universale Economica
Fëdor  Dostoevskij
Nasce a Mosca il 30 ottobre 1821, secondo figlio di un piccolo proprietario nobile, ex ufficiale medico, che lavora nell’ospedale dei poveri dell’Istituto educativo di Mosca, situato in un grande edificio dove, in due piccole stanze, vive anche tutta la famiglia Dostočvskij. La miseria e la tristezza degli anni d’infanzia lasceranno una durevole traccia nell’animo dello scrittore. L’unica luce per il ragazzo č costituita dall’affetto della madre, mentre per il padre – di carattere duro e dispotico – proverŕ piů che altro soggezione e timore. Al prezzo di sudati risparmi il padre riesce a comprare una piccola proprietŕ presso Tula e a mettere i due figli maggiori, Michaěl e Fëdor, in un pensionato dove completeranno la loro educazione e dove, giŕ a quattordici-quindici anni, si entusiasmano per la letteratura. Nel 1837 muore la madre e l’anno seguente i due fratelli si trasferiscono a Pietroburgo dove si iscrivono all’Istituto d’ingegneria da cui usciranno qualche anno dopo con il grado di ufficiale e il titolo d’ingegnere militare. Si ha cosě il definitivo distacco dall’ambiente familiare, distacco approfonditosi con la morte del padre, ucciso nel 1839 dai suoi contadini, mentre assumono sempre maggiore importanza le nuove amicizie (lo scrittore D.V. Grigňrovic, il poeta I.N. Sidlňvskij) e gl’interessi letterari. Nel 1843, finita la scuola, Fëdor prende servizio a Pietroburgo dove conduce una vita piuttosto disordinata, contraendo debiti, occupandosi di letteratura e traducendo autori contemporanei francesi (Balzac, Sue, Sand). Nel 1844 lavora giŕ a Povera gente, ha i primi attacchi epilettici (che lo accompagneranno per tutta la vita) e si congeda dal servizio per dedicarsi alla letteratura; inoltre, per essere piů libero, si fa liquidare dai fratelli i suoi diritti all’ereditŕ paterna. Nel maggio 1845, prima Grigňrovic e il poeta Nekrŕsov e poi il notissimo critico progressista Vissariňn G. Belěnskij decretano il successo della sua prima opera, Povera gente, pubblicata nell’"Almanacco di Pietroburgo". In questo periodo Dostočvskij č molto apprezzato nei circoli letterari progressisti di Pietroburgo, dove conosce molti dei piů importanti scrittori e critici dell’epoca, tra cui Turgčnev, i fratelli Mŕjkov, Panŕev, della cui moglie s’innamora, Plesˇcˇčev ecc. Frequenta assiduamente i salotti alla moda, il teatro e il balletto. Scrive molto: tra il 1845 e il 1848 questo č l’elenco delle sue opere: Povera gente, Romanzo in nove lettere, Il sosia, Il signor Prochŕrcˇin, Polzůnkov, La padrona, Il ladro onesto, La moglie altrui e il marito sotto il letto, Nčtocˇka Nezvŕnova, Cuore debole, Le notti bianche. Dal 1848 comincia a frequentare il circolo del fourierista Petrasˇčvskij, che riuniva giovani desiderosi di svolgere opera di propaganda progressista con l’intento di contribuire alla soluzione dei piů gravi problemi sociali. Dostočvskij si impegna con passione in tale lavoro e partecipa anche all’acquisto di una macchina tipografica. Il 23 aprile 1849 egli viene arrestato insieme agli altri membri del circolo e tradotto davanti a un tribunale militare. L’accusa č di attivitŕ cospirativa e gli viene addebitato come grave reato quello di aver dato pubblica lettura della famosa Lettera a Gňgol’ di Belěnskij. Nel dicembre il verdetto viene comunicato agl’imputati: la morte. Il 22 dicembre i condannati vengono condotti in piazza e legati al palo per la fucilazione; all’ultimo istante la macabra farsa viene interrotta e vengono comunicate ai condannati le pene effettive: Dostočvskij č condannato a quattro anni di lavori forzati in Siberia, dove poi verrŕ arruolato come soldato semplice nel vii battaglione siberiano di stanza a Semipalatěnsk. La descrizione del terribile viaggio verso il luogo di pena e degli anni di carcere la troviamo nelle lettere al fratello Michaěl e soprattutto nel romanzo Memorie da una casa morta. Dal marzo 1854, scontata la pena, Dostočvskij č soldato semplice a Semipalatěnsk; lě stringe un’amicizia influente, il barone A.E. Wrangel, con il quale studia la filosofia tedesca, e frequenta la famiglia del modesto funzionario Isŕev, della cui moglie, Mŕr’ja Dmětrievna, egli s’innamora. Nel maggio 1855 gli Isŕev si trasferiscono a Kuznčck, dove dopo tre mesi Isŕev muore e la moglie si rivolge a Dostočvskij per aiuto. Finalmente la situazione di Dostočvskij migliora: nel 1857 viene promosso ufficiale e poco dopo gli viene restituito il titolo di nobile. Nello stesso 1857 sposa Mŕr’ja Dmětrievna e puň anche pubblicare, anonimo, il racconto Piccolo eroe. Nel 1858 riprende in pieno l’attivitŕ di scrittore: sono di quest’anno Il sogno dello zio e Il villaggio di Stepŕncˇikovo. Nel 1859 gli viene concesso il congedo dal servizio militare e il permesso di rientrare in Russia, prima a Tver’ e poi, nel dicembre, a Pietroburgo. L’anno dopo inizia la sua attivitŕ di giornalista-editore pubblicando, in societŕ con il fratello Michaěl, prima "Il Tempo", proibito dalla censura nel 1863, e quindi "L’Epoca", proibita nel 1865. Nelle sue riviste Dostočvskij, con la collaborazione dei critici Grigňr’ev e Strŕchov e del poeta Mŕjkov, sostiene la cosiddetta "ideologia terragna" che si contrappone sia al liberalismo e al socialismo degli "occidentalisti" – in quanto tali concezioni sarebbero unilaterali e false perché accolte supinamente dall’Occidente ed estranee alla "terra", cioč al ceto contadino e popolare – sia agli "slavofili", vittime del sogno assurdo e reazionario di un ritorno alla Russia anteriore alle riforme di Pietro il Grande. La sua posizione intermedia lo porta a duri scontri polemici sia con l’una che con l’altra ala in cui si divideva allora l’intelligencija russa. In questi anni egli č praticamente separato dalla moglie che si č trasferita a Mosca per curarsi della tisi; conosce varie donne, come l’attrice Schubert, la Kňrvin-Krukňvskaja e specialmente Apollinŕrija Sůslova con la quale si reca all’estero, a Parigi e in Italia. Nel 1861 pubblica Umiliati e offesi e Memorie da una casa morta, nel 1862 Una brutta storia, nel 1863 Osservazioni invernali su impressioni estive, nel 1864 Ricordi dal sottosuolo, nel 1865 Il coccodrillo. Nel 1864, a breve distanza di tempo, muoiono la moglie e il fratello Michaěl, che aveva partecipato alla sua disgraziata attivitŕ editoriale. Poco dopo, la proibizione di "Epoca" pone Dostočvskij in una situazione finanziaria disperata, tanto che nel giugno 1865 un creditore gli fa pignorare i mobili. Per sfuggire ai creditori Dostočvskij parte con Apollinŕrija per la Germania e da Wiesbaden propone a Katkňv, direttore del "Messaggero russo", di pubblicare sulla sua rivista Delitto e castigo. Tornato in patria grazie agli anticipi versatigli da Katkňv, Dostočvskij lavora alla stesura di Delitto e castigo, che esce a puntate nel corso del 1866 sul "Messaggero russo". Nell’ottobre dello stesso anno deve stendere in appena trenta giorni Il giocatore per soddisfare un obbligo contratto con l’editore Stellňvskij. In quell’occasione Dostočvskij assume una stenografa, Anna Grigňr’evna Snětkina, che diverrŕ la sua seconda moglie. L’amore č reciproco e a prima vista, e il matrimonio si celebra nel febbraio 1867. Subito dopo, per sfuggire ai creditori, i coniugi partono per l’estero dove resteranno per ben quattro anni, risiedendo a Firenze, a Dresda, a Ginevra e nei suoi dintorni, sul lago omonimo. Sono anni durissimi, spesso la miseria č totale, anche perché Dostočvskij č stato ripreso dalla passione per il gioco e perde spesso alla roulette i pochi soldi che riceve dagli editori. Anche gli attacchi epilettici sono frequenti. All’estero nascono le due prime figlie, di cui la maggiore, Sňf’ja, muore a soli tre mesi. Sono anni di duro lavoro: oltre a un articolo su Belěnskij, purtroppo perduto, Dostočvskij scrive L’idiota, pubblicato nel 1868 a puntate sul "Messaggero russo", L’eterno marito, pubblicato nel 1870 sulla rivista "Alba", e I demňni, pubblicato nel 1872 sul "Messaggero russo". Nel luglio 1871 i Dostočvskij rientrano a Pietroburgo appena in tempo perché Anna metta al mondo il primo maschio, Fëdor. Dal 1873 Dostočvskij accetta l’incarico di direttore responsabile della rivista "Il Cittadino", dove inizia la pubblicazione del Diario di uno scrittore, che porterŕ avanti fino alla morte. Il Diario č costituito sia da articoli su argomenti di attualitŕ, sia da considerazioni politiche o sociali di piů ampia portata, sia da racconti, tra cui La mite, Bobňk, Il sogno di un uomo ridicolo e altri piů brevi. Tra le questioni sociali Dostočvskij si appassiona soprattutto a quelle giudiziarie e ai problemi relativi all’infanzia. Le sue opinioni politiche si tingono spesso di un colorito reazionario, ed egli condivide le aspirazioni nazionalistiche e panslavistiche in voga in quegli anni; fa conoscenza anche con il procuratore del Santo Sinodo K.P. Pobedonňscev, autorevole rappresentante della reazione, che lo mette in contatto con l’erede al trono, il futuro Alessandro iii. Pur continuando a collaborare al "Cittadino", nel 1874 si dimette dalla carica di direttore responsabile e nell’estate si reca a curarsi nella stazione termale di Ems, in Germania, dove tornerŕ piů volte negli anni seguenti. Lavora all’Adolescente che viene pubblicato nel 1875 sugli "Annali patri", la rivista di Nekrŕsov. Nell’agosto 1875 nasce il secondo figlio maschio, Aleksčj, che morirŕ nel 1878. Nel 1877 compra una villetta a Stŕraja Růssa, dove si ritirerŕ sempre piů spesso per lavorare a I fratelli Karamŕzov. La consacrazione e addirittura l’apoteosi come grande scrittore nazionale di Dostočvskij avviene nel giugno 1880, quando egli pronuncia il famoso Discorso su Půskin in occasione dell’inaugurazione del monumento al poeta a Mosca. Sette mesi dopo, il 28 gennaio 1881, Dostočvskij muore a Pietroburgo in seguito a un attacco epilettico, dopo aver da poco concluso la stesura dei Fratelli Karamŕzov.

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