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22 settembre 2017
In Universale Economica
L'incipit di oggi: Tutti i colori del mondo di Giovanni Montanaro
Caro signor Van Gogh,
non sono sicura che leggerete mai questa lettera. Non so se avrò il coraggio di chiudere la busta e spedirvela. E non so neppure se vi ricordate di me, se qualcosa del mio viso, della mia voce, vi è rimasto nella memoria. Lo spero, anche perché ho l’impressione che dentro di voi ci sia qualcosa di tutti quelli che avete incontrato, di tutte le cose che avete visto, e fatto.
Il vostro indirizzo lo conosco, me lo sono fatto dire: dottor Gachet, ex Collegio delle Fanciulle, rue de Vassenots, Auvers-sur-Oise.
È che, lo sapete anche voi, molte lettere si cominciano e basta; non si ha il coraggio di mandarle per timore di essere fraintesi, di non essere capiti, di chiedere aiuto. Perché è sempre difficile, quando si ha la volontà ma anche la paura di ricordare.
Lo sapete pure voi, che di lettere ne avete scritte tante; anche se a me non ne avete mai scritta una.
Io, sia come sia, comincio.

Mi chiamo Teresa, e oggi è il mio ventiseiesimo compleanno. C’è una tavola imbandita nel parco, sotto i grandi pini dai rami quasi rossi; molti amici mi aspettano, vogliono festeggiarmi. Ci saranno del maiale e del sidro, mi hanno detto. Non le solite lenticchie, i fagioli e le derrate coloniali che qui troppo spesso sanno di muffa. Quindi oggi non mi tratterrò a lungo.
Ma vi scrivo per dirvi cose che non sono mai riuscita a dire a nessuno. Non posso fare altrimenti.

Voi e io ci siamo conosciuti a Gheel, in Belgio, più di dieci anni fa. Ho i capelli lunghi e neri, le guance un po’ tonde. Con me avete passato appena qualche giorno, ma spero che ne abbiate un ricordo bello come il mio.
Quanto a me, io vi ricordo perfettamente; la pelle chiara, le spalle larghe, persino la calligrafia. All’epoca, avevate all’incirca la mia età di adesso. E io ho sempre conservato il vostro volto, la vostra passione, la preoccupazione per il vostro destino. Vi ho pensato spesso, in tutto questo tempo. Mi darebbe conforto sapere che è capitato anche a voi, qualche volta, di domandarvi che fine avessi fatto, che sorte mi fosse toccata.

Vi chiedo di seguirmi, di tornare indietro con me, a un giorno di settembre del 1864, a Gheel, dietro la canonica, nel momento esatto in cui il vicario Torsten ha interrotto il rosario alla ventitreesima avemaria ed è uscito dal retro della chiesa di Santa Dimfna.
Devo ricominciare da lì; devo tentare di capire perché tutto è successo, essere certa che tutto è successo, che sono stata la ragazza che oggi non sono più.

Datemi fiducia, vi prego, continuate a leggere signor Van Gogh. […]

Ogni giorno per te l'incipit di un libro Feltrinelli. Oggi Tutti i colori del mondo di Giovanni Montanaro.
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Tutti i colori del mondo
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