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Risultati: in rosso i libri; in nero gli autori
24 gennaio 2022
In Universale Economica
Le recensioni degli utenti
L’isola sotto il mare di Isabel Allende, Emmaus di Alessandro Baricco, Il peso della farfalla di Erri De Luca, Scintille di Gad Lerner… Le recensioni dei lettori che hanno partecipato all’iniziativa “Recensisci un libro Feltrinelli”.

Le recensioni a L’isola sotto il mare di Isabel Allende

Yara Gueli
Incantevole, nuova opera di Isabel Allende che con il suo familiare linguaggio talvolta crudo, ma tremendamente penetrante e reale, ci coinvolge nel mondo di Zaritè…fatto di poco…fatto di niente…dove l’unica cosa che davvero le appartiene è il suo cuore e la sua anima danzante.
Ambientata su un’isola il cui nome risuona alle nostre orecchie come paradiso terrestre, l’attuale Haiti, ma che all’epoca era sinonimo di prigionia e morte per gli schiavi ivi deportati.
Una schiava, Zaritè, un uomo libero nonché suo padrone, Valmorain.
Un tema predominante, la schiavitù, che permea sorprendentemente la vita di tutti i protagonisti di questa appassionata vicenda.
Dalla schiavitù tangibile, aspra di Zaritè, che nasce, cresce e matura come una schiava, e che mestamente prova ad affrancare la sua condizione pur essendo quasi lei la prima a credere che ciò non sarà mai possibile, alla schiavitù psicologica del suo proprietario,Valmorain, schiavo del possesso, schiavo delle sue proprietà, del desiderio di vendetta, ed infine, schiavo della sua nuova, capricciosa moglie Hortense (succeduta ad Eugenia, la prima moglie morta per il mal di vivere e per una follia che si vociferava essere ereditaria).
Una condizione, la schiavitù, che democraticamente “cattura” uomini e donne di qualunque ceto sociale, religione o razza. Tutti i protagonisti di quest’opera sono prigionieri delle convenzioni sociali della loro epoca. C’è chi cerca di sfuggirne, come il cognato di Valmorain, donnaiolo e sempre pronto a correre grandi rischi finanziari (col denaro di Valmorain), come Violette, che sposa un uomo onorevole per riscattare la propria reputazione di ex cocotte o come Gambo che rinuncia a vivere pienamente il grande amore da prigioniero con Zaritè nella speranza, vana, di poterla amare da uomo libero e combattente.
Un romanzo appassionato che, come i precedenti, indaga i mali dell’animo umano senza cercare di trovare loro una soluzione o una giustificazione, ma che semplicemente desidera mostrarli per quello che sono, nella loro umana atrocità.

Stefania Mazzoleni
In questo libro, L’isola sotto il mare, la protagonista è una mulatta, Zarité Sedella, venduta all’età di nove anni ad un francese proprietario di una piantagione da zucchero. L’eroina è un personaggio appassionante che lotta per la libertà e per affermare i propri diritti. Molte delle eroine della Allende hanno una forte personalità. E’ un libro ambientato a Santo Domingo, colonia francese, nel 1770, dove si vendevano e compravano schiavi, qui vediamo tutto l’orrore della vita nelle piantagioni da zucchero. Teté lotta contro il suo padrone, lotta per l’amore e per la libertà dei suoi figli. E’ una storia lunga 40 anni dove la protagonista dovrà affrontare diverse prove, dove si intrecciano diversi destini, fino al raggiungimento della libertà. Ritengo che questo libro sia attuale perché tratta della schiavitù che ancora oggi è perpetrata in molte località della terra. Quante persone, ancora oggi, stanno lottando per i propri diritti e per la propria libertà? Un vero capolavoro, un quadro storico del periodo ben ricostruito, un opera avvincente in cui la Allende mescola realtà e finzione ma, soprattutto, quel “realismo magico” che ha caratterizzato alcuni suoi romanzi come La Casa degli spiriti o D’amore e ombra.

Raimonda Lobina
Ancora una volta Isabel Allende non ci ha delusi: il suo nuovo romanzo, uscito in Italia il 2 dicembre, ha subito conquistato il pubblico, affezionato alle sue storie e a quel sapore, a quell’atmosfera, tanto cari all’autrice, di un sud del mondo caldo, languido, ammaliante.
Ma non si tratta, come sempre, solo di un magico viaggio fra i tropici dai colori smaglianti e dai frutti irresistibili. Chi ha il coraggio di affrontare la lettura di ben 426 pagine, scoprirà la storia della protagonista, una schiava, poi affrancata, Zarité Sedella, che vive le sue innumerevoli avventure a Saint Domingue, oggi Haiti, allora possedimento francese, a partire circa dal 1770, e anche quella del suo padrone, Toulouse Valmorain, proprietario di una delle più grandi piantagioni di canna da zucchero, un uomo che intreccerà la sua con la vita della schiava alla quale darà tra l’altro due figli. È l'anno in cui Luigi XVI sposa Maria Antonietta e, sia pure da lontano, le drammatiche vicende della Francia e dell'Europa continueranno a fare da contrappunto a quelle dell’isola e successivamente a quelle della Louisiana e di New Orleans, dove si rifugeranno i grands blancs dopo la rivolta dei neri sull’isola.
Dicevamo che il libro si snoda in una miriade di pagine dove la voce narrante è alterna: il padrone, i suoi congiunti, gli amici della schiava e Zaritè stessa. Ma il fascino di quest’affabulazione consiste proprio nell’alternarsi anche dei punti di vista, delle esistenze, delle sensibilità: è disegnata la misera e atroce vita degli schiavi e le dotte disquisizioni filosofiche degli ex illuministi che hanno trovato sull’isola un modo comodo e proficuo per dimenticare i loro ideali, scorrono le immagini della quotidianità e della storia con la S maiuscola, in un mosaico di vicende che, come spesso accade nelle storie della grande scrittrice cilena, si ramificano per poi ricongiungersi, in un tuout se tient talvolta miracoloso. Non mancano anche i colpi di scena, simili a quelli della grande tradizione teatrale di sapore plautino e colpisce come, in dimensioni così dilatate, tutto poi ruoti intorno agli stessi personaggi, che si lasciano, si ritrovano, scoprono parentele, legami, nutrono odi profondi e inconsolabili amori.
Il romanzo dunque dà largo spazio non solo alla storia, bene documentata e relativa alla dichiarazione d’indipendenza degli U.S.A. , all’Illuminismo, alla Rivoluzione Francese, al consolato di Napoleone, alla rivolta degli schiavi nelle Antille, agli stati americani del Sud e allo schiavismo dilagante, ma anche ai personaggi, i cui profili rimangono indelebili nella mente di chi legge, a tal punto che quando il romanzo finisce ci si sente un po’ orfani, tanto erano diventati famigliari. Come nella buona tradizione manichea, i cattivi e i buoni si differenziano marcatamente, ma alcuni profili sfuggono a questa divisione e proprio la loro ambiguità o meglio la loro personalità sfaccettata e multiforme risulta accattivante. Predominano sicuramente le figure positive, in primis la protagonista, che ha già conquistato la critica e brilla nelle recensioni che hanno accolto così positivamente l’ultima fatica della nostra, ma risultano indimenticabili anche altre figure come quella del dottor Parmentier, anima che incarna perfettamente la migliore tradizione illuminista e che accompagna la storia di Tetè, come viene chiamata la protagonista, dall’inizio alla fine della vicenda. O come quella del buon padre Antoine, campione ante litteram di un cristianesimo ecumenico, vissuto al fianco dei più poveri e dei più diseredati. E ancora come quella di Sancho e di Violette Boisier, quest’ultima personaggio ricorrente nelle storie della Allende, come pure figure più defilate, ma tratteggiate con sagacia e complicità: Zacharie, Tante Rose o il mitico Gambo.
Davvero ci si perde, ci si innamora, si piange e si ride, nel corso delle vicende, si riflette su queste pagine tragiche di storia ancora per tanti versi attuali.
E il messaggio, la morale ultima, dopo tante tribolazioni e sofferenze, non è un lieto fine di televisiva memoria, ma la voce quieta di una donna, dell’eroina della tragedia, che ripercorrendo la sua storia, la elabora, ringraziando la sua buona z’étoile che l’ha sempre protetta e seguita.
Ci si sente un po’ soli alla fine della lettura, soprattutto se compiuta tutta di un fiato, e vorremmo continuare a vivere con i personaggi di questo bellissimo romanzo di una delle scrittrici ormai più affermate del nostro panorama letterario.

Roberta Vitale
Teté (Zarité), una schiava obbligata a tutto, Honoré, uno schiavo musicista, Gambo, uno schiavo guerriero, Zacharie, uno schiavo col pallino della politica: tutti lo stesso desiderio ed, anche se in modi diversi, la stessa volontà di combattere; lo scopo è unico: la libertà.
Dall’altra parte vi è un mondo fatto di arrivismo, sfruttamento, sete di potere e frustrazione da scaricare verso i più deboli: Toulouse Valmorain, il padrone, Etienne Relais, il militare dal sangue freddo, Prosper Cambray, il capo dei sorveglianti, Hortense Guizot, la perfida seconda moglie.
Lo sfondo è costituito da due colonie francesi: l’isola di Saint-Domingue (Haiti) e lo stato della Louisiana. Questi sono i luoghi assoggettati ad una Francia in cambiamento, si susseguono vicende-chiave dalla storia europea: il regno di Luigi XVI, la rivoluzione francese ed il Terrore ed il periodo napoleonico.
Ad animare Teté è la voglia di libertà che è tenuta a bada solo per amore, un amore che non finirà mai e che la tiene in vita: l’amore per i suoi figli. Teté vive la rivoluzione schiavista di Saint-Domingue (che nel 1804 diviene la prima Repubblica di neri) ma non ne può prendere parte, nonostante la sua ossessione, solo per poter salvare i suoi figli; riuscirà comunque, infine, ad avere la tanto attesa libertà perché dove non arriva la cultura arriva l’aiuto delle persone che l’amano e l’apprezzano.

Lorella Lomello
L’isola sotto il mare e’ la storia di una ragazzina nata schiava che lotta tutta la vita per ottenere la libertà e non solo la sua ma anche quella di sua figlia nata dalla violenza subita dal suo padrone; per ottenerla sacrificherà l’amore per i figli: i propri e quello del padrone che alleva come se fosse suo. Non si arrende mai subisce ogni tipo di violenza sia fisica che psicologica, e’ costretta a separarsi dal suo primo figlio, e’ costretta a salvare il suo padrone per salvare se stessa ed e’ costretta a lasciare il campo alla nuova compagna del suo padrone perdendo quei piccoli privilegi conquistati con enormi sacrifici ma man mano assume la consapevolezza di quello che può ottenere grazie alle sue capacità soprattutto alla sua memoria.
E’ un libro molto cauto, la storia prende pian piano quasi a fatica per poi lasciarti senza respiro sino all’ultima riga e ci si ritrova anche qualche similitudine con la storia dell’Allende e dei personaggi dei libri precedenti ma ci sono anche gli ingredienti delle nostre vite, della nostra cronaca nonché della nostra quotidianità vi si ritrova la violenza sui minori, retaggio di tempi passati, sacrifici fatti a favore dei nostri figli, matrigne acide, rivalità’ fra donne, ed infine quante donne ancora oggi lavorano duro per migliorare il loro stato? Tutti questi ingredienti molto ben conditi, amalgamati si ritrovano in questo libro.
Infine l’isola sotto il mare non equivale, in fondo, al nostro Paradiso? Dove vorremmo ritrovare i nostri cari dopo la dipartita?

Laura Cirella
Isabel Allende torna ad affascinarci con un ennesimo capolavoro letterario dal titolo L’isola sotto il mare. Un titolo che evoca un viaggio geograficamente distante e lontano nel tempo e, contemporaneamente, la profondità travolgente di uno stile, quello della Allende, estremamente ricco. Un libro epico e surreale, intenso e descrittivo, visionario e fantastico, storico e realista. L’isola sotto il mare piace e appassiona: non soltanto per la storia in sé perfettamente romanzata e intrecciata agli eventi storici coloniali di Haiti e alla battaglia abolizionista della schiavitù, ma per i suoi personaggi semplici e immaginifici. Quando, giovane, Toulouse Valmorain arriva dalla Francia a Saint Domingue, gli abitanti dell’isola sono già scomparsi, sterminati dai conquistadores e migliaia di schiavi nativi africani, deportati sull’isola, sono costretti a lavorare in condizioni disumane nelle piantagioni di canna da zucchero.
La protagonista Tetè impegna la sua vita alla ricerca della libertà, accetta compromessi e privazioni pur di sentirsi una donna libera. Le umiliazioni e i dolori sembrano non scalfirla piuttosto rafforzarla e, da eroina, conduce la sua battaglia per la libertà abbracciando a sé i suoi grandi amori, i figli nati dalla violenza e il figlio acquisito e cresciuto come sangue del suo sangue. Per loro sacrifica tutto e la sua stessa vita assume un’importanza secondaria di fronte alla necessità di mettere in salvo le sue creature. La sua passione per la libertà e per l’amore si impossessa di lei e la trasforma: l’amore la travolge e la scombussola, la riempie e la illumina. Il suo giovane amante, Gambo, vivrà in lei e, nel suo riflesso e nelle sue parole, assume una dimensione eroica e romantica. Tetè è profonda, vera e intelligente, accetta la vita ma non la subisce, affronta le tragicità senza disperazione ma con fervore, con desiderio costante di libertà. Il suo prendersi cura delle cose, delle persone, dei figli manifesta un animo amorevole ma pur sempre risoluto.
Valmorain, al suo confronto, appare come un personaggio mediocre e a tratti piccolo, la sua cattiveria è frutto di meschinità e arroganza, timoroso e influenzabile, approfittatore e ingrato. Tetè diventerà la sua vittima prediletta, non soltanto perché sarà la sua schiava per vent’anni, ma perché Tetè rappresenta l’amore e la carnalità di cui egli non potrà mai godere, rifiutato dal suo figlio più amato, Maurice, legato sentimentalmente ora a donne sfuggenti – Violette per un verso e Eugenia per altro – ora a una donna invadente e capricciosa – Hortense. Nonostante Tetè sia la sua schiava il suo spirito sarà sempre più libero dell’animo, corrotto e insoddisfatto, di Toulouse Valmorain.
L’impeto della Rivoluzione Francese travolge Saint Domingue e Haiti insorge contro i soprusi e lo schiavismo. La guerra civile dilania Saint Domingue, semina morte e costringe i coloni ad abbandonare le piantagioni. Valmorain decide di recarsi in Louisiana e costringe Tetè a seguirlo. New Orleans apparve come una luna calante che fluttuava nel mare, bianca e luminosa.
Il giorno in cui Tetè ottiene la libertà la paura le scioglie le gambe, ma la sua fiducia è forte. Zaritè Sedella, trent’anni, mulatta, libera. Tetè nel momento in cui è libera scopre Zacharie, compagno del resto della sua vita, al quale si lega con amore sincero e maturo, con la serenità e la dolcezza di un dono nuovo da scartare lentamente.
Appassionante la vicenda di Maurice, il figlio primogenito di Valmorain e Eugenia, legato indissolubilmente a Tetè come una madre e a Rosette, figlia di Tetè, sua sorellastra, come un’amante. Rosette e Maurice sono figli dello stesso padre carnefice. Valmorain è severo con Maurice e Rosette per lui non è altro che un impiccio che tenta di nascondere e dissimulare puntualmente. Eppure il rapporto incestuoso di Maurice e Rosette è quello più corrispondente ai canoni dell’amore sentimentale, è comprensibile e inevitabile: una vera e propria tragedia d’amore.
Isabel Allende trascina il lettore senza sosta pagina dopo pagina, non rallenta nemmeno per un attimo la narrazione incalzante alternando pagine dense di intrighi e vicende militari a pagine cariche di eros e passioni; piuttosto tende a sorprendere con continui colpi di scena. L’isola sotto il mare è una poesia in omaggio alla libertà e ai sentimenti più profondi dell’umanità, contro ogni discriminazione e contro ogni sopruso, ai principi di eguaglianza e di dignità umana; è un vento fresco che spegne le fiamme dello schiavismo e della segregazione razziale; è una danza frenetica e appassionata; è una storia attuale. Balla, balla, Zaritè, perché lo schiavo che balla è libero … finché balla.

Serena Sassoni
Semplicemente fantastico. Così, senza tante parole, si può definire il nuovo lavoro di Isabel Allende. L’isola sotto il mare ha la verve letteraria de La casa degli spiriti e risulta vincente la doppia lettura, del romanzo in quanto tale con i personaggi e con le loro storie, contrapposta alla narrazione in prima persona di Zaritè, detta Tété, vera anima di tutto il romanzo.
Teté è una schiava che ad appena 9 anni viene venduta a Toulouse Valmorain, proprietario di un’immensa piantagione di zucchero a Saint Domingue; assieme a lui vivrà anni di lavoro, di violenze, di soprusi ed assisterà alla lotta per la libertà che schiavi come lei attueranno per la loro dignità e per la loro emancipazione.La lettura corre veloce, la storia è un crescendo di emozioni, i personaggi e le loro vite si intrecciano in un susseguirsi di vicende da lasciare il lettore senza fiato; figure crudeli, oziose, arriviste, antipatiche, ma anche matrone, divinità vudù, frati cattolici, cocotte… tutti concorreranno alla vita della protagonista e tutti sembrano veri, vivi.
Isabel Allende prende spunto da una vicenda realmente accaduta per costruire una Tété nella quale il lettore riuscirà ad immergersi completamente, lotterà con lei, amerà con lei, piangerà con lei, spererà con lei, e alla fine ne uscirà inebriato e la porterà sempre nel cuore.

Adriana78
L'isola sotto il mare è luogo agognato da chi non conosce la libertà e a cui non resta che la speranza della serenità nell’aldilà .
Nella seconda metà del XVIII la schiava Zaritè Sedella, donna forte e combattiva, segnata da un destino diverso da quello di tante altre donne nella sua condizione, conoscerà la violenza, ma anche l’amore, nascerà schiava, ma si affannerà per liberare se stessa e sua figlia da questo vincolo.
Alla voce narrante dell’Allende si alterna il ricordo di Tetè, alla quale, seppure è impedita la libertà di espressione, è concesso il libero pensiero: “Così ricordo”.
I vari personaggi che si incontrano vivono in un climax ascendente la passione, l’impegno civile, la lotta per la libertà, il perdono, la solidarietà, tematiche non estranee alle opere della scrittrice cilena. Il “magico realismo”, nota distintiva dell’autrice, ritorna nelle tradizioni di un popolo sottomesso, nei riti vudù e nei balli scalmanati delle schiave.

Patrizia Careddu
L'isola sotto il mare é la storia di una bambina, Zarité Sedella, nata schiava e comprata da un giovane uomo francese, Toulouse Valmorain, perché si occupi della sua casa e della sua giovane moglie. Anche se molto giovane Teté inizia a comprendere da subito il vero significato della schiaitú, vivendo a contatto con gli altri schiavi che lavorano nelle piantagioni di zucchero si accorge della violenza, della non curanza e dell'indifferenza dei padroni verso di loro, che nonostante vengano marchiati con la parola schiavo sono sempre esseri umani. Ma in mezzo a tanto dolore c'é sempre spazio per la solidarietá, per i legami indissolubili e per la voglia di libertá. Quando il padrone si sposta per andare in Louisiana anche Teté, e quindi l'intera vicenda, si sposta insieme a lui, si infiamma cosí la battaglia verso l'indipendenza.
La storia inizia in modo molto positivo, perché giá dalle prime righe abbiamo l'anticipazione del lieto fine e della conclusione della vita della giovane schiava al fianco dell'uomo che ama, insieme al quale ha vissuto innumerevoli passioni.
Per l'ennesima volta i fatti vengono descritti dagli occhi di una giovane donna che inizia la sua vita tra le sofferenze inflitte da un padrone, ma la conclude quando i suoi figli e i suoi nipoti sono liberi di vivere. Lei é capace di vivere ogni sorta di violenza, riesce a rialzarsi dopo ogni caduta e infonde speranza perché se lei é felice allora tutti possono esserlo.
 L'introduzione a Valmorain, nelle prime pagine, non é molto dettagliata ma incuriosisce talmente tanto da spingere il lettore ad andare avanti sempre piú in fretta. Inizia in modo lento ma subito prende il via e il racconto diventa subito ricco.
Attraverso la scrittura della Allende il lettore si immedesima nella storia immaginando di aver vissuto le stesse vicende di ogni personaggio, e sono tanti quelli presenti all'interno del romanzo, la fantasia riesce a ricreare in modo nitido ogni luogo e ogni episodio narrato.
É difficile capire quando inizia o finisce la finzione o quando i personaggi sono reali o frutto della fantasia, ognuno di essi é descritto con naturalezza. Sembra quasi che la Allende sia stata tra quei campi, abbia parlato con gli schiavi, sia stata testimone delle violenze, delle passioni, delle lotte di ogni uomo e donna nominati nel libro.
La narrazione si divide tra la vita di una singola schiava e l'insieme delle vite di tutti gli schiavi neri che in quegli anni venivano sfruttati. Narra in modo corretto le vicende degli anni intorno al 1700 e ci fa riflettere perché ancora oggi ci sono persone che vivono le stesse privazioni.
Questa storia ci insegna compassione, speranza, voglia di vivere nel mondo che desideriamo. Le stesse cose che Zarité ha voluto e ha conquistato ma ricordandosi sempre di aiutare che avesse bisogno nonostante il dolore che gli é stato causato.
Isabel Allende ci regala sempre dei romanzi fantastici, la sua penna é magica ed é guidata dal cuore grande di una persona che ha sofferto ma che continua ad amare.
 Alla fine del libro vorremmo che non fosse finito, come ogni romanzo della Allende anche questo lascia un vuoto e giá si pensa alla prossima vicenda che narrerá e ai prossimi personaggi che ci accompagneranno e faranno parte della nostra vita.


Silvana Longobardi


A circa vent'anni dalla pubblicazione de La casa degli spiriti , ecco un nuovo romanzo L'isola sotto il mare che cattura la 
 mente, la fantasia e il cuore dei lettori.
 La storia è ambientata tra Haiti e la Louisiana del '700, dove
 Zaritè Sedella detta Tetè, schiava mulatta intreccia la sua storia
 con le storie di tanti altri personaggi che non sembrano frutto
 della fantasia, ma usciti da una memoria storica. Nessuno di loro è 
 il buono o il cattivo, nessuno di loro è una figura stereotipata.
 Non sono personaggi di fantasia,ma persone descritte con la 
 naturalezza e l'immediatezza di chi racconta ciò che conosce a 
 fondo. È come se Isabel Allende fosse lì,"inviata speciale" e da lì
 raccontasse degli schiavi che si ribellano, dei bianchi che fuggono dalla ribellione, dei mulatti che lottano per i propri diritti, 
 della gradazione del colore della pelle che stabilisce lo stato 
 sociale e il destino delle persone.
 Dei campi di canna da zucchero, dei primi americani, della Louisiana 
 e della New Orleans costruita dai creoli, dei balli vudù, di Macandal, il messia nero, di frati cattolici, di schiavi guerrieri, di cocottes, di nobili squattrinati e decaduti, di ricchi
 proprietari terrieri, di Gambo, grande ed unico amore di Tetè, del suo amore incondizionato per Maurice figlio del padrone e per Rosette figlia sua e del padrone.
 L'autrice ci conduce, attraverso questo romanzo storico, alla conoscenza delle radici multiculturali dell'America
 latina, attraverso la descrizione degli eventi raccontati come in un diario,dalla protagonista femminile Tetè.
 Il romanzo è dominato da una sola grande ossessione: la libertà a
 tutti i costi, che i neri cercano disperatamente e che otterranno attraverso dolori, battaglie e rinunce, compresa Tetè.
 Tante sono le donne forti che orbitano in questo romanzo, tutte
 eroine con grande carattere, decise, amorevoli, crudeli, ma che 
 hanno in pugno il loro destino, mentre i personaggi maschili, salvo rare eccezioni, sono privi di scrupoli, di compassione e di amore.
 Questo romanzo si può definire un tributo all'universo 
 femminile,alla dignità delle passioni e all'impegno che lo 
 caratterizzano. Allende lo racconta con grandi suggestioni di 
 immagini e accuratezza nei dettagli.
 Sicuramente il romanzo soddisfa a pieno le aspettative del suo grande e affezionato pubblico.
 Per questo suo nuovo lavoro, noi lettori le siamo veramente grati.

Valentina Sangiorgi
Le eroine di Isabel Allende, come quest’ultima, recano tutte il medesimo tratto dominante: la passione nel affrontare la loro vita. La scrittrice Isabel Allende ha dato nuovamente sfogo alla sua fantasia, scrivendo questo libro ambientato a Santo Domingo nel 1770, in un periodo in cui l'isola era sottoposta al governo Francese negli anni dell'Illuminismo e della rivoluzione francese con i suoi ideali. Sull'isola si viveva con la grande differenza tra i grands blancs(padroni delle terre) e i neri (schiavi) che erano sfruttati nelle piantagioni di canna da zucchero. In questo scenario storico, ben ricostruito dalla scrittrice, si snoda il racconto di Zaritè Sedella, detta Tétè, che racconta i suoi quarant'anni e gli eventi storici che la circondano, che la fanno sottomettere al suo padrone, scappare con il suo padrone sperando nella libertà e soprattutto reagire per far valere i suoi diritti in un momento storico di cambiamenti per la schiavitù. La scrittrice racconta la storia della protagonista con entusiasmo sia nei momenti più tristi della sua vita e sia nei momenti di rara e pura felicità vissuti dalla protagonista. Le vicende di Tété si svolgono tra Haiti, Cuba ed infine a New Orleans, circondata da vari personaggi che le fanno da contorno e la aiutano ad affrontare le sue peripezie. I personaggi più affascinanti risultano Violette Boisier, Gambo, Tante Rose e padre Antoine che ruotano nella sua vita e le saranno d'aiuto nella sua emancipazione di donna libera. La scrittrice vuole mostrarci una nuova eroina che esalta la sua voglia di libertà e il saper ottenere ciò che lei desidera al momento giusto, sapendo affrontare ogni situazione con dignità rara per la sua iniziale condizione di schiava. Si vive inoltre lo strano incontro tra la fede cattolica e i riti vudù degli Erzuli Loa che si intrecciano e si aiutano nei loro riti e nelle loro credenze. “Balla, balla, Zaritè, perché lo schiavo che balla è libero … finché balla”, così termina questo racconto che ci fa immergere in quest’isola di sogni .

Sonia Gastaldi

Scrive Ralph Waldo Emerson L'intelletto annulla il fato. Finchè un uomo pensa, egli è libero".

 L'isola sotto il mare ennesimo spettacolare romanzo di Isabel, apre l'intelletto e il cuore ai valori essenziali della vita, l'amore e la libertà. 

La storia si colloca geograficamente tra Santo Domingo, attuale Haiti, e la Louisiana.

 Protagonista è Zarité, detta Tetè, schiava dalla tenera età, padrona solo del proprio cuore e della propria mente. Nata senza speranza, inizia una lotta dura a denti stretti con la vita; da bambina conosce la crudeltà dell'uomo, il sacrificio del vivere, ma nonostante tutto non rinuncia ad "ESSERE". La sua esistenza è una continua evoluzione in ruoli diversi, lei coglie ogni nuova opportunità di vita senza esitazione.

 Da bambina, a madre, ad amante, a nutrice, a infermiera, a donna della libertà, in tutte le figure appaiono evidenti la passione, l'amore, la tenacia di chi non si piega al fato, ma balla per sentirsi libero.

 I personaggi di questo capolavoro etico-letterario, parlano delle fragilità dell'uomo, della stupidità della superbia, dell'ingiustizia, ma anche del bene gratuito e il messaggio forte che penetra le pagine del libro è che solo l'amore annienta la schiavitù dell'anima. 

L'amore scioglie le catene dell'egoismo, l'amore alimenta la speranza anche dove tutto sembra perduto. 

In un contesto multi-culturale e religioso, qualunque sia il Dio che veneri, conta la mano che accoglie la vita, che cura le ferite, che firma per la libertà.

 Anche se sono passati 200 anni da quel momento, il messaggio che ci trasmette Isabel è estremamente attuale, il bene, la solidarietà, la speranza sono gli ingredienti per una vita autentica perché in verità, essere liberi non è fare tutto quello che si vuole, ma volere ardentemente tutto quello che si fa.

 Ancora una volta Isabel ci insegna che avere coraggio è davvero avere “un raggio di sole nel cuore”.





Giuseppe De Santis
Zarité Sedella, detta Teté, la protagonista del libro, ci viene presentata sin dall’inizio e a lei sono riservati capitoli narrati in prima persona nel corso del romanzo. Teté è una schiava, una mulatta; altre nella sua stessa condizione finiscono col morire di stenti e fatica nelle piantagioni di zucchero. Ma la sua “z’étoile brilla anche quando la notte è nuvolosa”.
Sicuramente la componente del magico, dell’invocare i loa, Erzuli e altre divinità in un sincretismo tipico di società che nascono dalla fusione di più culture, è forte e marcata. Tuttavia non è solo il destino ad aiutare Tetè. È con le sue qualità che riesce a diventare la schiava personale della moglie del padrone Valmorain tanto da esserle indispensabile, ad imparare l’arte di prendersi cura dei malati da Tante Rose, ad approfittare dell’occasione più favorevole che le si sarebbe presentata per estorcere al padrone la promessa di libertà. Quella di Tetè è un’impotenza, una passività che nasconde forza d’animo, capacità di adattarsi a molteplici compiti e situazioni come quando, per amore dei suoi figli, si priva della possibilità di scappare sulle montagne con Gambo, l’uomo che ama, anche se questo significa non vederlo mai più e continuare a vivere con l’odiato padrone.
Le storie, poi, si accavallano le une sulle altre in un groviglio avvincente e romantico. E allora andiamo a conoscere, in una maniera quasi casuale, alla quale l’Autrice ricorre spesso, altri personaggi, altre vite. Conosciamo Violette Boisier e Loula, che approfittano degli uomini per portare avanti i propri interessi ma scopriamo essere, dietro le apparenze, capaci di affetto e compassione. Il dottor Parmentier, un uomo bianco con idee anti-schiaviste che nasconde un segreto. Sancho Garcia del Solar, che pur nella sua mondanità dimostra onestà e bontà d’animo. Fino ad arrivare a Toulouse Valmorain, il padrone, che fino all’ultimo non dimostra alcuna capacità di rimorso né di comprensione del dolore che aveva inflitto alla sua schiava. Lei sola è portatrice “di una pietra nera nel cuore”.
Rancore e odio, tuttavia, non sono affatto i sentimenti che prevalgono nel romanzo. In un mondo fatto di ingiustizia e soprusi, Zaritè si muove al ritmo dei tamburi, balla e allora dimentica tristezza e sofferenze, viene posseduta da Erzuli e va a trovare gli spiriti nell’isola sotto il mare. E continua a ballare perché “lo schiavo che balla è libero… finchè balla”.

Paola Maranzana
Il nuovo romanzo di Isabel Allende si svolge a Santo Domingo (dal 1770 al 1793) ed in parte in Louisiana (dal 1793 al 1810) con viaggi da e verso Cuba, Parigi, Boston.
Le vicende narrate ruotano intorno alla vita di Zaritè Sedella (Tetè), una schiava che, nonostante Tante Rose le abbia detto che non serve a nulla essere liberi se gli altri sono schiavi, cerca di riuscire ad ottenere l’affrancamento della sua condizione di schiava.
Tetè viene comperata all’età di nove anni da un francese, Toulouse Valmorain, che arriva a Santo Domingo per occuparsi della piantagione di canna da zucchero del padre.
L’intera storia viene mossa dalle vicende dei due protagonisti, Tetè e Valmorain, schiava e padrone, intorno ai quali muovono le loro vite tutti gli altri personaggi del romanzo.
Moltissimi sono i temi trattati dall’autrice in questo libro: l’amore, la passione, lo stupro, la schiavitù, la violenza fisica e psicologica, il desiderio di libertà, la libertà, la pazzia, la religione, la convivenza tra razze e religioni diverse, la fede, i figli.
Si narra dell’amore tra una madre ed i propri figli, dell’amore tra un uomo ed una donna, tra un essere umano ed il proprio Dio, della passione tra amanti, dell’amore comperato e pagato, dell’arte di amare.
Si tratta il tema dei figli, con la gioia per la loro nascita, i dubbi per il loro futuro, il dolore della loro perdita che richiama per certi tratti i contenuti del romanzo Paula.
Il romanzo racconta poi della lotta per il potere, per il denaro ed il riconoscimento sociale contrapposti alle tribolazioni derivanti da difficoltà economiche.
In un’unica parola Isabel Allende riaffronta nel suo nuovo romanzo il tema della vita, la vita di una donna di grande temperamento che non si arrende anche se tante sono le “bastonate” che la vita le riserva. La dignità di essere donna non abbandona mai Zaritè e la sua stella, la sua Z’etoile, la protegge e l’aiuta.
L’isola sotto il mare tratta della vita in molte sue sfumature, è un susseguirsi di note, una lunga melodia ed il suono dei tamburi ne scandisce ogni secondo, con note dolcissime che si mescolano a note forti, una scala musicale che sale e scende tra la luce ed il buio e di lì fino alle stelle per poi andare nell’isola sotto il mare e di nuovo tornare in cielo.
Il romanzo è una danza talvolta lenta e talvolta frenetica al ritmo dei tamburi e coinvolge il lettore in una lettura tutta d’un fiato che intervalla ai capitoli del romanzo le pagine del diario di Zaritè: così ricordo, così accadde, così era, così mi raccontò, così credo, così mi curava, così supplicavo, così è.
Zaritè danzando incontra talvolta Erzuli dea madre e dell’amore che la conduce nell’isola sotto il mare.
Una nuova prova letteraria in cui Isabel Allende si è cimentata uscendone “stella luminosa”.
Così è.

Le recensioni a Emmaus di Alessandro BAricco

Stefania Verasani
Parlare di Emmaus è difficile, perché da qualsiasi lato lo provi a guardarlo avverto di tralasciare qualcosa di importante, di fondamentale.
Potrei dire della struttura, perfetta, senza un solo gesto, una sola parola, un solo sguardo fuori posto.
Potrei dire della scrittura, avara di parole, ma ricca di riverberi, rimandi, ricordi, risonanze.
Potrei dire del respiro, a volte lento, a volte arrabbiato, a volte ansioso, a volte dolce.
Potrei dire dello sguardo sconfinatamente fiducioso ma anche sconfinatamente triste. Arrabbiato. Spaventato. E cinico.
Potrei dire dei gesti precisi, puliti, così perfetti che nella loro esattezza aprono oceani di mondi e di emozioni.
Potrei dire dell’urgenza, della paura, della gioia, della meraviglia, della disperazione.
Potrei dire della storia, in cui le cose che accadono, anche quelle che riguardano il mondo, l'altro, accadono sempre in uno spazio interiore, vediamo il loro riverbero dentro, nei cuori.
Potrei dire della magrezza di Andre, dello straniamento del Santo, del dolore di Luca, dello smarrimento di Bobby, della rabbia muta e dello stordimento del narratore. Tutti gesti assoluti, come sono spesso i gesti dell’adolescenza, gesti così grandi da abbracciare un mondo intero, e il suo contrario.
Potrei dire delle infinite possibilità di quelle vite, delle strade che prendono e di quelle che perdono, dei luoghi che possiedono e di quelli in cui si smarriscono.
Potrei dire di una mano su una gamba e di un respiro mozzato, di una frase casuale, di una passeggiata su un ghiaione, di un fare all’amore che riguarda l’amicizia, di un padre disperato che non sa dire il suo dolore, di un terrazzo e di un mondo lontano che non si riesce a vedere, o che forse si vede troppo bene e fa paura.
Potrei dire dei gesti dei padri immaginati come altri dai figli, e come tali da loro vissuti.
Potrei dire di tutto questo, e anche di altro.
Ma comunque non riuscirei a raccontare Emmaus.

Lucia Dell'Omo
Un episodio dei Vangeli, testimonia che qualche giorno dopo la morte del Cristo, due uomini camminano verso la cittadina di Emmaus e parlano di quello che era successo a Gerusalemme.
A un certo punto, si avvicina un uomo e chiede loro di cosa stanno parlando. I due lo mettono al corrente di tutto e, siccome si fa tardi, lo invitano a restare con loro, a mangiare insieme. L’uomo accetta, mangia con loro, spezza il pane. Guardandolo, i due capiscono che quell’uomo è il Messia e quando lo capiscono, il Messia sparisce. Rimangono soli e si chiedono come non avessero potuto capire che si trattava del Messia. Eppure era stato con loro tutto quel tempo…
E’ proprio da questo episodio del Vangelo, che Baricco ha rubato il nome per il suo ultimo romanzo : Emmaus. Uscito il 4 novembre. Copertina essenziale e minimalista , dalla carta ruvida.
Per cominciare, dico subito, che l’ho letto in due giorni e che con mia grande sorpresa, in questo libro i personaggi ( a differenza di altri romanzi di Baricco ) hanno nomi italiani, o per lo meno nomi facilmente pronunciabili. La storia è ambientata a Torino, anche se non si pronuncia mai il nome della città. E’ ambientato, negli anni settanta più o meno e i protagonisti sono quattro ragazzi cattolici, Bobby, Il Santo, Luca e l’io narrante che non ha un nome. Hanno diciassette, diciotto anni. Appartengono a famiglie della media borghesia, vanno a scuola, suonano in chiesa, fanno volontariato in un ospedale dei poveri. Rispettano e amano profondamente i loro genitori e la vita. Non fumano, non bevono, non fanno sesso. Hanno fidanzate che arriveranno vergini al matrimonio e la massima intimità delle loro coppie e carezzarsi sotto al plaid con, magari, i genitori nella stanza accanto. Hanno una vita lineare e pulita. Ma ogni tanto buttano lo sguardo di là, verso gli altri. Gli altri, sono semplicemente i loro coetanei risucchiati dal mondo. Quelli che si divertono, quelli che ascoltano altra musica, ballano, bevono, fanno sesso. E tra questi altri, il loro sguardo si perde sempre su Andre. Andre è bellissima, anche se non si cura della propria bellezza. Lei porta i capelli così come vengono , come un’indiana d’America.
Andre è magra, di una magrezza che sa di malattia.Andre ha sempre gente intorno, fa sesso con chi capita, partecipa a orge, senza pensarci troppo. Per lei non è un problema stare con un mucchio di uomini, farsi prima un figlio e poi un padre. Tanto lei sembra non sentire nulla. Una volta ha provato ad uccidersi e fino a che non ci riesce, non si fermerà. Andre è piena di gente intorno, ma è sola da morire. Questi quattro ragazzi entrano nel mondo di Andre ( o lei entra nel loro) in modo quasi casuale. Si parlano poco , eppure con gli occhi capiscono parecchie cose.
Nel momento in cui, faranno un passo nel mondo di Andre, nel mondo degli altri , perderanno le loro certezze, a poco a poco, con tempi differenti, non rendendosene effettivamente conto.
Da lì in poi, sarà un viaggio verso ciò che non avevano mai creduto possibile a loro… (loro così cattolici, perfetti e puliti)..sesso a tre, travestiti, droga, suicidio, omicidio. Bobby, Luca e Il Santo si disintegrano. A restare è la voce dell’io narrante, quella senza nome, che si rende conto di aver visto tutto sfuocato. Un po’ come i discepoli di Emmaus.Com’è stato possibile ? Com’è possibile che non riconosciamo e comprendiamo davvero le persone che abbiamo intorno? Mangiano con noi, vivono con noi, eppure non li riconosciamo. Il romanzo è breve, solo 139 pagine, scritto benissimo, con eleganza e maestrìa. Baricco non delude, ha una penna ferma, certa e i suoi giovani personaggi sono tutto e vogliono tutto. Certo non vi è la magia di chi, come me, ha amato Oceano mare o Castelli di rabbia.
Non ha il sapore, né il linguaggio, né i tempi di quelle storie lì. Non vi aspettate quella magia.
Ma è piuttosto uno sguardo , sotto sotto, benevolo , comprensibile verso le debolezze umane.
In fondo, si parla di noi. Che siamo indifesi, soli, nudi, egoisti, miserevoli, impauriti, curiosi, desiderosi, folli, incomprensibili. Si parla solo di noi.

Andrea Calignano
Qualcosa ho letto di Baricco, ma poco. Dopo aver letto un libro come Novecento, sono rimasto un po’ deluso da questo Emmaus. Sicuramente non mi ha trasmesso le stesse emozioni del libro precedente.
Sicuramente ben scritto, ma carente nei contenuti. Probabilmente non carente, ma non certo quello che mi aspettavo quando pensavo di leggere una storia con dei ragazzi di sedici anni come protagonisti. Emmaus è una storia triste, non inquadrata in un tempo ben preciso. Perché io che sto vivendo quell’ età, non provo certamente emozioni del genere,non conosco e non vorrei mai conoscere gente, ragazzi del genere. Assurdamente religiosi e perciò traditi dalle famiglie che, forse per proteggerli, non li mettono al corrente di nulla, e così facendo li avviano fin dalla giovinezza alla disfatta.
E gli eccessi, infine, se li porteranno via tutti, quel gruppetto di ragazzi amici dall’ infanzia e legati dalle loro passioni giovanili, come la musica, le ragazze, i pomeriggi all’ ospedale per cercare un, secondo me prematuro, pentimento.
Ragazzi all’ oscuro, che nella loro ignoranza si fanno idee sbagliate, e tenuti alla corda, che appena viene allentata un po’ dalla liberta che segue naturalmente la crescita, non sapendo come comportarsi, fanno la cosa sbagliata. Ma la colpa di questo non è da imputare a loro, credo, ma alla loro educazione e nel mondo in cui sono vissuti. Questa storia, a mio avviso, racconta di un gruppo di ragazzi e della loro candida ignoranza, corrotta, fino alla morte per alcuni, da personaggi in apparenza felici ma oscuri, e ambienti familiari ma sconosciuti, e ruota intorno a questo personaggio, Andre, che racchiude tutto questo in se stessa.
Un libro che forse sto capendo di più mentre scrivo, che senza dubbio non è solo una storiella ma un libro che vuole far riflettere su storie del genere. Sull’ innocenza dei bambini, che può diventare insicurezza, se non aiutati a crescere dai genitori.

Valentina Marioni
Quando ho riconosciuto tra le pile degli altri libri Emmaus, sono rimasta stupita da questa copertina totalmente bianca, senza immagini. Non riuscivo a comprenderne la motivazione. Poi, una volta terminato il libro, ho capito che quella era l'unica copertina possibile, e l'ho trovata geniale. La storia di questo piccolo volumetto è tanto dolorosa e toccante, perchè riguarda un piccolo gruppo di adolescenti apparentemente solido che si vede frantumato pagina dopo pagina. E' un libro crudo, spietato, angosciante, scritto come solo Baricco sa fare: ci si ritrova attaccati morbosamente ad ogni parola, e la fine purtroppo arriva troppo veloce. Non è a mio parere ai livelli di Oceano mare e degli altri suoi capolavori, ma lo reputo ugualmente un libro significativo, che ha un senso e doveva essere scritto, per riportarci indietro agli anni che tanti scrittori o presunti tali (Moccia, vade retro) hanno tentato di raccontare, ma che solo in pochi sono riusciti a rappresentare veramente. Certo, Baricco con Emmaus prende in considerazione solo una piccola fetta dell'adolescenza, estremizzando troppo forse il racconto, ma la sensazione che ho avuto io è che in questo libro la trama sia solo una scusa per parlare più nel profondo. E poi come al solito, io quando termino un libro di Baricco, ho da pensare a tanti aspetti che mi son passati davanti vorticosamente durante la lettura. Per me questo aspetto è un valore aggiunto che rende sensato l'acquisto.

Luigi Pagano
Romanzo cupo, lontano dai scenari fantastici di Castelli di rabbia e Oceano mare. La narrazione in prima persona lo rende introspettivo e a guardare la storia da un certo punto di vista potrebbe uscirne fuori un trattato di sociologia di quegli anni (che poi sono anche i miei anni, quelli dove non si sprecava niente!). Lo stile è quello di sempre, e per questo mi è piaciuto. Originale l'uso dei dialoghi senza anteporre il trattino lungo ( e qui si vede la grandezza di un autore affermato che riesce ad imporre novità).
Ho una sola domanda che mi piacerebbe girare a Baricco: Ma cosa ti hanno fatto i due punti?

Le recensioni a Il peso della farfalla di Erri De Luca

Vincenzo Fiorilli
Questo racconto ci porta in un mondo che in città è difficile da immagine e così tanto facile da sognare. È il mondo del Re dei Camosci. Anzi "dei" Re dei Camosci perché c'è n'è uno che è il vero Re e un altro ...un uomo... che viene considerato tale ma che si definisce un semplice "ladro". Il libro, sebbene forse in alcuni tratti troppo poeticizzato nel narrato, contiene una bellissima storia e racconta di un mondo in cui i ritmi di vita sono quelli dettati dalla Madre Terra. I due Re dei Camosci sono entrambe dei solitari. Entrambe hanno avuto una vita dura che li ha resi a loro volta duri. Eppure mantengono quella onestà e quella purezza che solo chi ha detto addio alle lusinghe del branco può sostenere. Eppure il branco è lì vicino. A volte il desiderio di tornare a esserne parte è forte, soprattutto ora che tante stagioni si sono adagiate sulle spalle dei due protagonisti. Ma la verità è che non ci sarebbe posto per i Re dei Camosci nel branco. Forse è meglio andare incontro al proprio destino ora che anche il peso di una farfalla è diventato insostenibile.
Erri De Luca è un autore strano. È l'agnostico più cattolico che si conosca. Ha scritto diversi saggi su passi della Bibbia ed è un autore che ha radici culturali profondamente radicate negli stessi valori della Cristianità. Elogio dell'umiltà, della vita semplice, del rispetto reciproco, dei princìpi (diciamo così) di una volta. Il libro si legge in mezza giornata... Vale davvero la pena dedicargliela.

Lucia Dell'Omo
Questa è la storia di un camoscio, magnifico animale di montagna, che rimasto orfano, impara tutto da solo, senza appartenere a un branco. E’ forte, unico, bellissimo. Sfida tutti senza timore e diventa il “ re dei camosci “. Ma questa è anche la storia del cacciatore che lo ucciderà. Il vecchio cacciatore che vive da solo nella casa del bosco e racconta poco della sua caccia, perché non ha storie da raccontare. Nemmeno una che possa conquistare una donna. Con sua sorpresa una giornalista si mette in testa di seguirlo, su in montagna. Non accetta subito la cosa. Perché lui non è abituato a frequentare le donne e chi non le frequenta, scrive Erri De Luca, ha “ dimenticato che hanno di superiore la volontà. Un uomo non arriva a volere come una donna “. Il cacciatore è spaesato e ha timore. E poi da anni, tra lui e il camoscio, c’è un silenzioso scontro.
Uno scontro che conoscerà fine nel mese di novembre.
È un autunno particolare, quello. Un giorno perfetto con la neve ad occidente e il re dei camosci sa che quello è il giorno giusto. Sente l’odore dell’uomo, lo sfida con la sua velocità, la sua prontezza, fino a quando, a un certo punto salta su un sasso appuntito e resta immobile. Fermo, ad aspettare il colpo che gli attraverserà il petto. Cade a terra , privo di vita. E il branco invece di sparpagliarsi, si raduna intorno a lui a rendergli omaggio. Il cacciatore guarda. Non se la sente di aprirgli il petto e poi di sviscerarlo, così se lo mette sulle spalle . “ Camminano “ insieme e durante il cammino il cacciatore vede una farfalla volare, lieve, tra le corna del camoscio e non riesce a mandarla via.Quel battito di ali è come un peso aggiunto e il cacciatore, stanco e provato, cade a terra insieme al camoscio. Saranno trovati uniti, in primavera, da un cacciatore che li seppelirà insieme.
Libro breve, scritto benissimo, con una punteggiature molto forte. Con un ritmo veloce, ma con una musica lenta, paziente. Erri de Luca racconta questa storia in maniera molto lieve, lieve come la neve che fa cadere in mondagna e come il battito d’ali di quella farfalla bianca. Con abilità e rispetto entra in queste due solitudini , raccontandoci prima di un duello lungo anni e poi di una pietà finale, di un abbraccio forte e eterno che vede queste due solitudini legate nella morte, come lo erano anche nella vita. Leggera e presente emozione.

Federica Cornalba
Mi invitasti a fare un poco di cammino. Volevi parlare andando, senza dovermi trattenere fermo in ascolto. Sciolsi lo storto attenti, strinsi le mani dietro la schiena. Prendemmo il sentiero degli alveari che d’estate impastano l’aria come un canto di fondo, basso sonoro di fabbrica cha cava una goccia di miele da un giorno di fiori. E’ il canto di una volontà inesorabile di eseguire. Tutto il creato esegue senza posa per una spinta che mi commuove e mi sfugge.
Parole di Erri lontane (Aceto, arcobaleno – 1992) che, come un’eco fra valli di pietra e pino, si inseguono e si arrampicano fra i fogli di queste parole nuove (Il peso della farfalla – 2009), che raccontano di un ultimo duello senza oro.
Per ricordarci, allora come oggi,che la saggezza pungola le gambe e sferza la pelle molto prima di bussare in alto. E la musica sublime arpeggia melodie di puro silenzio. Perché solo il profondo silenzio è sempre colmo di note.
Un libro coraggioso ed estremo.
Una morbida poesia di terra densa e sporca di montagna libera fra le mani e di spilli di ossigeno senza colore nei capelli.
Un infinito canto, pesante nell'animo come lacrime d'aria e lieve nel cuore come pietre di ricordi.

Paola Conte
Se ne fossi capace, farei un commento vago e potrei dire che l'ho trovato toccante, ma pensandoci, non è propriamente toccante.
A tratti asfissiante, certo,ma mai deludente.
Il nostro Erri, raggomitola parole dentro immagini naturali e confessionali, perciò intime e trasversali.
Ti porta in spalla , poi, d'un tratto ti fa cadere dentro una puntuale associazione d'idee. Idee mai fosche, invece fresche e persino lunari.
Lettura densa , se l'uomo ben - pensa.
Tristezza sulla punta del dito, all'ultima pagina. Peccato, dici:... è già finito!

Adriana Della Crociata
Breve e intenso si presenta l'ultimo racconto di Erri De Luca, favola di un camoscio e un cacciatore, di due esistenze parallele, che coinvolge il lettore come uno spettatore, grazie alle immagini naturali offerte da una prosa che sembra quasi poesia.
Entrambi “re dei camosci” , protagonisti senza regole e senza affetti, sono segnati da una vita di sfide tra le montagne, l'uno il migliore dei camosci, l'altro il più esperto dei cacciatori di questa specie. Il peso della farfalla, come “piuma aggiunta al carico degli anni, quella che lo sfascia”, consentirà loro di restare uniti per l'eternità.

Su Scintille di Gad Lerner

Katia Folegati
Il libro ti trascina nei luoghi in cui l'autore avrebbe voluto ritrovare qualcosa delle sue "radici", tra racconti dei tempi passati e attualità che spesso ha cancellato quei ricordi. Non voglio raccontare il finale, ma la conclusione, almeno quella che ha comunicato a me, è che le radici non ci dicono chi siamo, dobbiamo scoprirlo senza usarle come motivazione per una nostra presunta identità. E' giusto, invece, fare lo sforzo di conoscere i luoghi dove i nostri familiari sono cresciuti, il contesto storico e sociale che hanno vissuto, e questo forse ci aiuta a capirli meglio, motivare le loro scelte e forse anche il loro carattere. Questa conoscenza aiuta l'avvicinamento e la conciliazione. Un libro pieno di fascino e godibilissimo.
copertina
L'isola sotto il mare
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