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20 gennaio 2022
In Universale Economica
La Madonna un’operaia della divinità. Intervista a Erri De Luca
di Maria Mataluno, tratta da “La Sicilia”, 4 novembre 2006
“Shalòm Miriàm”. Con queste parole, nella lingua ebraica, l’angelo saluta la futura madre di Cristo annunciandole la sua miracolosa gravidanza e inaugurando il mistero dell’incarnazione. Un mistero che non si concentra tanto nella nascita del Figlio di Dio in una notte di dicembre di duemila anni fa, ma nel suo concepimento, in quel giorno di primavera in cui un essere sovrumano annunciò a una fanciulla un destino troppo grande per qualsiasi creatura terrena, e che quell’adolescente accettò con umiltà ed eroismo. Perché se è vero che, come scrive Erri De Luca nel suo ultimo libro, “in nome del Padre” s’inaugura il segno della croce, “in nome della madre s’inaugura la vita”.
In nome della madre s’intitola appunto la nuova opera dello scrittore napoletano, da molti anni impegnato in un’attenta lettura e nella lavorazione narrativa delle Sacre Scritture, che qui entra letteralmente nel corpo e nel la mente di Maria, facendoci partecipare “dall’interno” alla sua vicenda, facendoci provare le sensazioni, le paure, i desideri d una giovane donna che si assunse la responsabilità di un compito immane.
“Da anni mi accade che, in occasione del Natale, mi venga richiesto un commento sul significato di questa festa - ha detto lo scrittore in occasione di un incontro con suoi lettori a Roma. - E da anni rispondo sempre allo stesso modo, ossia che il Natale non è, in realtà, la festa di un bambino che nasce, bensì quella di una madre, di una ragazza madre che ha portato a compimento la missione che le è stata assegnata. Una missione che in fondo è comune a quella di milioni di altre donne. Non è tanto importante, infatti, che sia stato il seme di un uomo o un alito divino a far gonfiare il suo ventre ciò che conta è che in quel grembo Maria ha portato per nove mesi un bimbo che presto sarà costretta ad offrire al mondo, per la sua salvezza e per la propria personale sofferenza.”

Nello scrivere la storia di Maria si è fondato su altre fonti, oltre alle Sacre Scritture?
Una fonte fondamentale di documentazione e di ispirazione è per me il Talmud, il grande commentario ebraico al Vecchio Testamento. In esso non ci sono riferimenti a Maria, ma ci sono molti particolari utili a ricostruire i costumi del suo tempo. Vi ho scoperto, ad esempio, l’istituzione del ‘matrimonio delle vergini’. A quell’epoca, per gli sposi era motivo di particolare vanto celebrare le nozze di mercoledì, Il giovedì, infatti, si riuniva il tribunale al quale un marito avrebbe potuto chiedere l’annullamento del matrimonio qualora, nella prima notte di nozze, avesse scoperto che sua moglie non era ‘intatta’. Le donne che si sposavano di mercoledì, dunque, lo facevano per mostrarsi sicure e fiere della propria purezza. Così ho immaginato che Giuseppe, sebbene avesse sposato Maria quando questa era già visibilmente incinta, avesse insistito per portarla all’altare proprio di mercoledì, sfidando ogni pettegolezzo sulla fedeltà della sua sposa.”

Torniamo alla Madonna, alla bella definizione da lei coniata: “operaia della divinita”...
In Maria io vedo la creatura umana che si piega al destino che qualcun altro ha stabilito per lei, e che dal momento in cui accetta la sua missione è investita da una forza straordinaria, da quella grazia che poi non è altro che la forza di affrontare il mondo e le sue leggi tutta da sola, senza lasciare che il proprio cuore sia sommerso dalla paura o dalla vergogna. La scelta di Maria fu incredibilmente coraggiosa, in un tempo in cui, per una sposa promessa, mostrare una gravidanza equivaleva a confessare il proprio adulterio, il che poteva significare essere punita con la morte. Ma per Maria tutto ciò non aveva alcuna importanza: dal momento in cui, in una mattina di marzo, l’angelo le aveva portato la notizia più grande della sua vita, era entrata in una dimensione diversa da quella in cui vivono tutti gli altri esseri umani, ponendosi al di sopra di ogni legge, di ogni morale costituita. E in questo territorio oltre la regola e la consuetudine riuscì a condurre anche Giuseppe, che all’inizio vacillò di fronte a una rivelazione che lo escludeva, come marito e come padre, ma che poi si dispose a seguire la sua sposa, lasciandosi pervadere dalla stessa grazia.”

Nel suo racconto della gravidanza di Maria, dall’Annunciazione alla Natività, lei inserisce particolari che rivelano una lettura per certi versi originale del messaggio biblico. Mi riferisco, ad esempio, a quando Maria cita il passo in cui Dio annuncia a Eva, dopo la sua caduta nel peccato, che lei e le sue discendenti saranno condannate a partorire con dolore.
Nel mio libro, in realtà, ho deciso di tradurre in modo nuovo quella famosa frase, sostituendo la parola ‘dolore’ con ‘sforzo’. Il termine ebraico che compare nel Vecchio Testamento, infatti, ha questo secondo significato, e credo che ‘sforzo’ sia più appropriato perché toglie a quella frase ogni senso di minaccia, di anatema. Dopo annidi studio e di ascolto delle Scritture, sono arrivato alla conclusione che non è proprio del Dio ebraico-cristiano emettere simili condanne: quando Egli dice a Eva che dovrà partorire ‘con sforzo’, vuole dire soltanto che da quel momento, avendo mangiato il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male, sarà destinata a scoprire la differenza tra il dolore e la sua assenza. Si tratta di una constatazione, non di una spietata condanna inflitta da Dio alla sua creatura.”

Lei si è sempre definito un non credente, eppure le sue pagine sono piene di un tale senso del mistero, di un tale stupore di fronte al grande racconto della fede che è impossibile non cogliervi, se non una fede salda e sicura, quanto meno una sua ricerca.
Non penso di potermi definire un uomo in cerca della fede. La condizione della ricerca è tipica del credente, che in quanto tale non fa che andare in cerca di Dio, invocandolo con le sue preghiere, interrogandolo sulla ragione delle cose. Io non sono credente perché non so parlare con la divinità, non so darle del Tu come sanno fare i fedeli. Mi limito a raccontare le imprese della divinità, a seguire le impronte che ha lasciato nella storia del mondo. Quanto al senso del mistero, il più perfetto mistero naturale è ai miei occhi proprio quello della nascita che avviene nel grembo di una donna: la scienza e la biologia possono spiegarmi quanto vogliono che la vita scaturisce dall’unione di un seme maschile con uno femminile, ma la mia mente continua ad essere troppo limitata per comprendere fino in fondo come questo possa accadere.
copertina

In nome della madre
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