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Risultati: in rosso i libri; in nero gli autori
20 gennaio 2022
In Universale Economica
"l'Unità" , 26/10/2006
Domenico Cacopardo , La gravidanza di Miriam

Una presenza schiva e tuttavia ingombrante, quella di Erri De Luca e del suo nuovo libro, In nome della madre che ripercorre con animo d’artista il concepimento soprannaturale di Gesù, la gravidanza di Miriam e, quindi, la nascita del Messia. Ci vuole coraggio per cimentarsi in una simile impresa e un gusto dannunziano, componente non secondaria della weltanshaung di tanti borghesi che dal ’68 in poi abbracciarono la contestazione del sistema sino a giungere alla lotta armata. Un gusto dannunziano, diremmo postmoderno, cioè depurato di tutto ciò che confligge con il sentire comune dei nostri giorni, più sostanza meno enfasi. Tuttavia, il misurarsi con la pagina più misteriosa del Vangelo, quella da un lato meno plausibile e legata alla tradizione religiosa precedente (i faraoni erano concepiti mediante il congiungimento tra un dio e una donna vergine), e dall’altro più penetrante nell’umana sensibilità costituisce un atto di maturità compiuta. Una manifestazione di sentimento alto, rinvenibile in tanti scrittori della Napoli dalla grande storia tormentata, capaci di nulla concedere alla retorica dei luoghi comuni per concentrare un volto serio su questioni fondamentali. Peraltro, Erri De Luca non può essere detto uno scrittore napoletano, giacché il suo lavoro letterario si iscrive nella storia della letteratura nazionale. Il richiamo alle origini partenopee serve solo a ribadire che c’è una Napoli europea, percorsa e percossa dalla cultura europea, interprete e protagonista nonostante l’inferno quotidiano. Il percorso di In nome della madre è un percorso noto, nel quale vanno annotate asperità e punti levigati, per trovare gli elementi di originalità propri di De Luca. Ne indicherò soltanto uno: gli altri i lettori li scopriranno pagina dopo pagina. Dirò di Iosef. Miriam non gli nasconde ciò che le accaduto, l’angelo e tutto il resto. Iosef non dubita di lei, le crede preoccupandosi solo dell’occhio della gente e della punizione prevista… Il mio Iosef, bello… da baciarsi le dita, si stringeva la braccia contro il corpo, cercava di tenersi fermo, ripiegato come col mal di pancia. La notizia per lui era come una tromba d’aria che scoperchiava il tetto… Si proteggeva il ventre teso e magro, non si permetteva di toccarmi, di scuotere la mia calma così opposta al suo sgomento… Il suoi capelli e ciuffi scossi sbattevano sulla fronte chiara, ballavano davanti agli occhi. Glieli misi in ordine con un paio di carezze svelte. Nel suo scompiglio era ancora più bello… La lapidazione prevista dalla legge del Deuteronomio non avrà luogo. Iosef troverà la soluzione che salverà Miriam: Con la tenerezza venne la gratitudine… mi aveva creduto… Non può esserci lettura distratta per il libro di Erri De Luca: solo una lettura attenta e partecipe. Come quando si ritorna su un vecchio romanzo abbandonato da anni e ritrovato, una nuova luce calda illumina una storia remota come questa.