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20 gennaio 2022
In Universale Economica
"Sannio Quotidiano" , 17/10/2006
Francesco Cutillo , Nove mesi in ottanta pagine circa

Nove mesi in ottanta pagine circa. È questa l'incantevole magia di In nome della madre, l'ultimo romanzo di Erri De Luca. "Il prodigio della notte di Natale – spiega l'autore – non è la nascita di Cristo né la stella cometa, né i re magi ma il parto di una donna (Maria, ndr) che, improvvisamente, si trova a mettere al mondo quella creatura che gli è stata messa dentro da un vento di angelo e che, soprattutto, l'ha trasformata: è diventata donna in un giorno". Tutto, infatti, parte da lì, da quel giorno di marzo. L'arrivo del messaggero di Dio, il suo saluto ("Shalom Miriam") ma, soprattutto il suo annuncio (un figlio, "destinato a grandi cose, a salvezze"), sconvolgono la vergine nazaretana che, da quel momento, non sarà più la stessa ragazza promessa in sposa a Giuseppe ma la "benedetta fra tutte le donne", come scrive l'evangelista Luca, e la grazia che si fa carne: una grazia che, come fa dire De Luca a Iosef non è "un'andatura attraente, non è il portamento elevato di certe nostre donne bene in mostra. E' la forza sovrumana di affrontare il mondo da soli, senza sforzo, sfidarlo a duello tutto intero, senza nemmeno spettinarsi. Non è femminile, è dote di profeti. E' un dono e tu, l'hai avuto". Lei, però, non è completamente sola. C'è sempre Giuseppe al suo fianco. Il più delle volte pronto a difenderla nonostante, all'inizio, anche egli avesse avuto delle perplessità su come giustificare un concepimento così particolare. La piccolezza umana, invece, di far accettare toto corde i progetti di Dio, come ha fatto Maria, porta l'uomo alla menzogna. E così il primo pensiero va al libro del Deuteronomio:"se un uomo - chiarisce l'autore - trova in un campo la fidanzata di un altro e la violenta, sarà messo a morte quell'uomo ma non la ragazza perché era sola e, seppur ha gridato, nessuno poteva soccorrerla". Facciamo così, sembra suggerire Giuseppe che, illuminato dall'angelo che gli va in sogno cambia totalmente idea: sposerà la sua fidanzata ... nonostante la legge e la gente. Il mormorio di quest'ultima è ormai insopportabile: "Si è fatto abbindolare da Miriam, gli ha rifilato chissà che storia e lui se l'è bevuta", "Iosef è un ingenuo", "Iosef non è un uomo", "Non è uno dei nostri, non è un galileo, è uno della stirpe di Giuda, è un betlemmita. Se ne tornasse là con la sua adultera e il bastardo". "Si sta facendo lapidare al posto mio", fa dire De Luca a Maria che, secondo la legge doveva essere uccisa a sassate alla porta di Nazaret.
A Betlemme, comunque, torneranno, ma non per loro volontà. L'occasione è data dal censimento che i romani hanno imposto a tutte le realtà-satelliti. Il viaggio è lungo (bisogna "scavalcare le alture del Carmelo, traversare la Samaria per la pianura che scende fino al mare e poi risalire verso le montagne di Giuda") - quasi una settimana -, le soste sono molte ma gli alloggi scarseggiano anzi, non c'è ormai più alcun posto quando i due nazaretani giungono in città con la loro asina. C'è solo una stalla, con un bue, che può ospitarli. "Ce la farò - dice Maria -, qui starò benissimo. Hai trovato un posto adatto, caldo e tranquillo. Ce la farò Iosef, sono donna per questo. All'alba ti metterò sulle ginocchia Ieshu". Ma le difficoltà non mancano: partorirà sola, senza levatrici. Ed è proprio questo, secondo l'autore, il prodigio di quella notte: "la perizia di una ragazza madre, la sua solitudine assistita". Prima la spalla, poi la testa ... eccolo è nato. Maria è felicissima. Da sola, con una mossa audace taglia il cordone e lava il neonato in acqua e sale. Ascolta il battito del suo cuore e si stupisce del suo non piangere. Lo vuole tutto per lei ma nello stesso tempo ammonisce: "Abituati al deserto, che è di nessuno e dove si sta tra terra e cielo senza l'ombra di un muro, di un recinto. Abituati al bivacco, impara la distanza che protegge dagli uomini. Non è esilio il deserto, è tuo luogo di nascita. Non vieni da un sudore di abbracci, da nessuna goccia d'uomo ma dal vento asciutto di un annuncio". E ancora: "Tu sei nato qui su una terra fornaia (Betlemme significa infatti "Casa di Pane", ndr). Tu sei pasta cresciuta in me senza lievito d'uomo. Ti tocco e porto al naso il tuo profumo di pane della festa, quello che si porta al tempio e si offre". "Anche a te, Maria, una spada trafiggerà l'anima", le dirà solo qualche mese dopo al Tempio il vecchio Simeone. E' la passione, il calvario, la croce ... la spada predetta e l'offerta "predestinata". Ma se da un lato essa è sofferenza, dall'altro è anche segno di inizio di una nuova vita: "Madre, ecco tuo figlio", dice Gesù a Maria. e, poi, al discepolo prediletto aggiunge: "Ecco tua Madre". L'umanità redenta dal peccato viene così affidata alla "serva di tutte le donne" che, come scrive l'autore nella quarta di copertina "inaugura la vita". Il mistero del Natale, visto così, cambia completamente prospettiva annullando tutto ciò che si può ritenere "esterno" rispetto alla coppia Gesù-Maria su cui è doveroso focalizzare l'attenzione se si vuole comprendere fino in fondo che la nascita del Cristo apre all'uomo una strada di salvezza e, contemporaneamente fa riflettere sulla figura della madre che ha accettato, senza esitare, la volontà di Dio e si è offerta, quindi, quale argilla da plasmare nelle mani del Creatore. "In nome della madre - chiosa Erri De Luca - porta la voce di quella donna che, nella scrittura sacra ha taciuto. Adesso a distanza di anni - spiega - attraverso un racconto, il più fedele possibile ai Vangeli, riferisce ciò che è successo in quei nove mesi: dal vento di marzo a una notte d'inverno in cui quella creatura viene fuori". Ottanta pagine da leggere tutte d'un fiato, semmai a Natale, in famiglia.