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Risultati: in rosso i libri; in nero gli autori
24 febbraio 2018
In Universale Economica
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Tua

Traduzione: Michela  Finassi Parolo
Collana: I Narratori
Pagine: 144
Prezzo: Euro 10
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da I

Ormai era da più di un mese che Ernesto non faceva l’amore con me. O forse due. Non so. Non che mi importasse poi tanto. Arrivo alla sera stanca morta. Non sembra, ma le faccende domestiche – se vuoi che tutto sia perfetto – ti sfiniscono. Fosse per me, testa sul cuscino e diritto nel mondo dei sogni. Eppure una donna lo sa, se tuo marito non ti cerca per tanto tempo... non so, si sentono tante cose. Dovrei parlarne con Ernesto, pensavo, chiedergli se ha qualche problema. Stavo per farlo. Ma dopo mi sono detta, e se poi mi capita come alla mamma, che si è fregata con le sue mani? Vedeva il papà un po’ strano e un giorno gli ha chiesto: “C’è qualcosa che non va, Roberto?”. E lui: “Sì, c’è che non ti sopporto più!”. E se n’è andato così, su due piedi, sbattendo la porta: non l’abbiamo più rivisto. Povera mamma. E poi, un’idea di che cosa stesse succedendo a Ernesto ce l’avevo. Lavorava come un matto tutto il giorno, e quando aveva un minuto di libertà si iscriveva a qualche corso, studiava sempre qualcosa; come si fa a non arrivare la sera stanco morto? Però mi sono detta: “Io non gli faccio certo domande, dopotutto ho due occhi per vedere e una testa per pensare”. E quello che vedevo era che avevamo una famiglia fantastica, una figlia che stava per finire le superiori, una casa che avrebbe fatto invidia a chiunque. Ed Ernesto mi voleva bene, nessuno poteva negarlo. Lui non mi ha mai fatto mancare niente. Allora mi tranquillizzai e dissi fra me: “Il sesso ritornerà quando sarà il momento: ho tante cose belle, non devo fissarmi sull’unica che mi manca”. E poi non siamo mica negli anni sessanta, ormai sappiamo che ci sono cose importanti come o più del sesso. La famiglia, il buon umore, andare d’accordo, l’armonia. Quanta gente a letto sta da dio e nella vita non si sopporta? Non è vero? Perché cercare il pelo nell’uovo, come aveva fatto mia madre?
Ma presto mi resi conto che Ernesto mi tradiva. Cercavo una penna e, non trovandola, ho aperto la sua ventiquattrore ed eccolo lì: un cuore disegnato con il rossetto, trafitto da un “ti amo” e firmato “Tua”. Una vera pacchianeria, ma in realtà sul momento mi ha fatto male. Stavo per andare da lui e sbattergli in faccia quel foglio: “Gran figlio di puttana, che roba è questa?!”. Ma poi ho contato fino a dieci, ho respirato profondamente e ho lasciato tutto così com’era. È stata dura fingere a cena. Lali era in uno di quei giorni in cui nessuno la sopporta, tranne Ernesto. Io non ci facevo più caso, nostra figlia è fatta così e ormai mi sono abituata. Invece Ernesto ci restava male. Lui le parlava e lei gli rispondeva a monosillabi. Io non ero in grado di dare il mio contributo: mi bastava e avanzava quello che avevo scoperto. Però avevo paura che si notasse. Di solito sono io a coprire i silenzi, so come nascondere i vuoti di una conversazione che langue. È una sorta di talento. Per non destare sospetti, ho detto che non mi sentivo bene, che avevo mal di testa. Forse mi hanno creduta. E mentre Ernesto monologava con Lali, mi immaginavo che cosa gli avrei detto. Perché la prima reazione, chiedergli “Che roba è questa?”, l’avevo scartata. Che cosa poteva confessare? Un foglio di carta con sopra un cuore, un “ti amo”, una firma. No, era una domanda stupida. L’importante era sapere se quel foglio significasse qualcosa per lui. In fin dei conti, dispiace dirlo, qualsiasi donna prima o poi si ritrova con le corna. È come la menopausa, è questione di tempo, ma nessuna si salva. Il fatto è che alcune donne non se ne accorgono mai. E sono quelle che stanno meglio, perché per loro la vita non cambia. Invece noi che ce ne siamo accorte, cominciamo a farci un sacco di domande: chi sarà lei, dove abbiamo sbagliato, che cosa dobbiamo fare, se dobbiamo perdonarlo oppure no, come fargliela pagare, e se anche il suddetto marito lascia quell’altra, a quel punto ci siamo create dei tali casini mentali da non riuscire più a tornare indietro. Con il rischio di esserci inventate una storia molto più seria e complicata di quanto non fosse in realtà. Io non volevo commettere l’errore di tante donne. In fin dei conti, una donna che disegnava un cuore con il rossetto e si firmava “Tua” non poteva essere una persona importante nella vita di Ernesto. Lo conoscevo bene, lui odiava questo genere di cose. “Si sarà preso una sbandata” pensai. Al giorno d’oggi le donne sono sfacciate. Vedono un tizio, lo cercano, lo incalzano, e se il tizio non fa niente si sente un idiota. “In effetti,” mi dissi, “perché dovrei affrontare Ernesto, magari con una scenata, se tra una settimana ’sta tipa sarà acqua passata?” O no? […]

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