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25 luglio 2017
In Universale Economica
Basilico
Tratto da "Il Fatto Quotidiano"
Forse vuol dire pianta dei re e forse no, forse vuol dire fiore divino e forse no, non si sa bene perché il basilico si chiami basilico, ma tanto a me non importa, visto che io per il basilico ho un etimo familiare che sovrasta ogni altra etimologia. Il mio etimo è una vecchia contadina, così secca e minuta che quando è nell'orto a compiere il suo semi divino mandato di generatrice di cibo si confonde con i ritorti fusti centenari delle sue vigne. La vecchia si chiama Anita, é la matriarca della casa dove sono nato e sono stato cresciuto, e tutto quello che ha fatto nella sua lunga vita è stato di lavorare la terra e le sue creature fino all'ultimo suo giorno. E nel suo ultimo giorno -io c'ero ed ero ormai un uomo fatto, ma ancora, eternamente, il suo "crecco", il suo nipote e allievo prediletto- nel suo ultimo giorno come in ogni giorno nella stagione in cui si aprono le serre del basilico perché la piantina prenda a profumarsi delle intimità terrigne dell'estate, la vecchia è tornata dall'orto con una cimata di basilico in fiore infilata nello scollo della sua antica blusa. E l'Anita odorava di basilico come fosse una regina di Saba, e il basilico, finché il mio naso avrà memoria, rimarrà per me l'odore dell'Anita, e dopo, solo dopo, tutto quello che è buono che sia. Faccio il pesto, è naturale, ho ancora il suo mortaio, tengo per questo alla penombra di un roseto una bagnarola per farlo crescere; faccio la conserva, ho ancora i discendenti dei suoi semi di pomodoro, e per ogni vasetto ne metto due o tre foglie. Ma, se devo dirlo, quando ne stacco le cime fiorite perché non prenda un afrore di menta che non gli si disdice, mi viene naturale di appuntarmene una da qualche parte sul grembiule da lavoro, e sento che prendo a odorare del profumo di un re.
 La scheda autore di Maurizio Maggiani
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