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15 luglio 2018
In Universale Economica
Fra donne e Africa, Doris Lessing fa poker
di Fulvio Panzeri, tratto da “Avvenire”, 12 ottobre 2007
Gli Accademici di Svezia non smentiscono la loro predilezione nel coronare scrittori che, oltre ad una forte valenza letteraria, abbiano inciso fortemente con le loro prese di posizione su aspetti importanti del dibattito civile e sociale. Quest’anno toccato a un nome che da anni compare nella lista dei favoriti al Nobel per la Letteratura, quello della scrittrice inglese Doris Lessing che era comparso già dieci anni fa, nel 1996 e si dice spesso accantonato soprattutto per la svalutazione che, secondo l’Accademia Svedese, avrebbe avuto la sua opera dal corso 'fantascientifico'.
Ora che la Lessing, con gli ultimi romanzi, ritornata a raccontarci le storie attraverso un realismo che affonda la sua forza nella capacità di mettere a nudo precarie e complesse situazioni psicologiche dei personaggi, ha avuto il riconoscimento letterario più prestigioso, in quanto l’Accademia Svedese la ritiene, cantrice dell’esperienza femminile, che con scetticismo, passione e potere visionario ha messo sotto esame una civiltà divisa.
Con ironia e forse con una punta di sarcasmo la Lessing ha commentato: una cosa che va avanti da 30 anni. Ho vinto tutti i premi d’Europa, ogni dannato premio, così sono felice di vincerli tutti. Una scala reale (a poker). E ha aggiunto un aneddoto abbastanza curioso, che le è accaduto ad un ricevimento in Svezia: Spero che le loro maniere siano migliorate... ma vi immaginate la scena? Sono con il mio editore svedese a questa cena formale, e questo tizio, un funzionario dell’Accademia Svedese, mi dice, devi sapere che non vincerai mai il Nobel... ma io non l’avevo neanche chiesto... ma che dove dire? Oddio, mi dispiace, perché non vi piaccio?
E’ stata una vita speciale e particolare quella della Lessing che il 22 ottobre sta per compiere 88 anni e continua a scrivere con passione, aggiungendo altri libri di valore alla sua già vasta bibliografia: Sono nata per scrivere. Voglio raccontare storie. E non c’nessun messaggio.
E’ solo il lettore che lo cerca. E lo trova. E’ nata in Persia, a Kermanshah (attualmente in Iran) nel 1919, da genitori inglesi. Ha trascorso la sua infanzia nella Rodesia del sud (ora Zimbabwe), dove la famiglia aveva acquistato una fattoria, conducendo, senza fortuna, la difficile vita dei coltivatori di mais. Frequenta una scuola cattolica femminile, benché la sua famiglia non fosse cattolica, ma in conflitto con la severità materna, conclude la sua esperienza scolastica, a quindici anni, per trasformarsi in un’intellettuale autodidatta.
La fattoria, il veld, l’Africa, sono per me la maggior fortuna che mi sia capitata, scrive la Lessing nel 1986, dando voce al proprio debito di riconoscenza verso il continente africano, al quale dedica anche il suo romanzo d’esordio, L’erba canta, pubblicato nel 1949, senz’altro uno dei suoi romanzi più belli, ma anche una delle opere migliori della narrativa inglese del secondo dopoguerra, una dichiarazione d’amore verso un luogo ed i suoi abitanti, oltre che una lucida e puntuale condanna del pregiudizio razziale. E all’Africa la Lessing resterà sempre legata, anche se, proprio perché critica apertamente l’ingiustizia del sistema di potere dei bianchi, nel 1956 viene bandita da Zimbabwe e Sudafrica.
Durante la seconda guerra mondiale, entra a far parte del Left Book Club, un’associazione comunista dove conosce Gottfried Lessing, attivista politico tedesco che in seguito sposerà e dal quale avrà un figlio. Si allontanerà dal comunismo dopo i fatti d’Ungheria e definirà i comunisti assassini con la coscienza pulita. A un giornalista che le chiede se rimpiange di essere stata comunista, risponde: Il rimpianto è inutile. Un’intera generazione è stata coinvolta in quell’illusione.
Certo, preferirei che non fosse accaduto, ma è accaduto.
Il successo dei suoi romanzi, la sua critica ai ruoli di una borghesia in crisi, la fanno diventare un’autrice cult, tanto che alcune sue opere narrative, come Il taccuino d’oro, negli anni Sessanta, vengono accolti come un manifesto del femminismo. La scrittrice però non ha mai voluto essere testimonial di battaglie ideologiche: ha sempre rivendicato per sé la libertà delle proprie idee e delle proprie opinioni. In un’intervista, nel 1982 disse al “New York Times”,è stata molto chiara nel prendere le distanze dal movimento femminista: Quello che le femministe vogliono da me è qualcosa che loro non hanno preso in considerazione perché proviene dalla religione. Vogliono che sia loro testimone.
Quello che veramente vorrebbero dirmi è 'Sorella, starò al tuo fianco nella lotta per il giorno in cui quegli uomini bestiali non ci saranno più-
E visto che la sua visione di un mondo futuribile, espresso in una lunga serie di romanzi, a sfondo fantascientifico, in cui mette in scena i peccati e la debolezza dell’umanità di oggi, per criticare le pulsioni di guerra, la schiavitù, il razzismo, le discriminazioni, la meno conosciuta dal grande pubblico, lei stessa, a preferire, tra tutte le sue opere, il ciclo Canopus in Argos, basato in parte sul sufismo (che di recente si è messa a studiare con passione), ambientato in un nuovo Cosmo ove il destino della Terra dipende dalle interazioni di tre potenti imperi galattici.
 La scheda autore di Doris Lessing
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