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19 gennaio 2022
In Universale Economica
Rawls, il «liberal» un po´ no global che disobbedì al Vietnam
Tratto da “La Stampa”, 27 novembre 2002
C´è la storia e la memoria, quello che sei stato e come ti ricorderanno. In che modo ricorderanno John Rawls, il filosofo americano? Come succede a chi ha (avuto) un talento, lo immobilizzeranno etichetteranno utilizzeranno, era un riformista un ultraliberale un radicale. Anzi, persino un po´ no global. È un gioco, quello. Dice Salvatore Veca: «Rawls era il pensatore che voleva coniugare libertà ed equità, dunque un liberalsocialista, uno che sta sul comodino di Giuliano Amato, Massimo D´Alema e Tony Blair. Però era anche il pensatore dello ius gentium, il diritto dei popoli, quello che chiede globalizzazione dei diritti, non solo dell´economia, parla di disobbedienza civile, viene ripreso da Amartya Sen». Diamine, una specie di no global. Dice Massimo Cacciari: «Rawls era un tipico prodotto della cultura americana, un riformista analitico, uno che voleva fondare logicamente etica e politica. Era, anche, uomo dalle venature anarchiche, frequenti in certa intellighenzia Usa». Per esempio? «Quel concetto di disobbedienza legittima alle leggi ingiuste...». Già, dice Sebastiano Maffettone: «In questa trovata, la voglia di disobbedire, si rivelava figlio della generazione americana che non volle fare il Vietnam, si oppose, finì a insegnare politica a Bill Clinton. Dopo, con il libro del `71, sarà lui a riconciliare questa energia radicale dei movimenti con una sinistra istituzionale». Berkeley con Washington. Dice invece Ferdinando Adornato, «liberale» di Forza Italia: «Nessun dubbio, Rawls è un socialriformista ma va stimato da tutti, è un modello di stile. Detto questo, tra lui e il liberale Nozick sceglierei Nozick. Però avercene, in Italia, più allievi di Rawls: soprattutto a sinistra, dove oggi il riformismo rawlsiano è minoritario e perdente. Purtroppo la maggioranza della sinistra segue più Impero di Toni Negri che Giustizia come equità di Rawls». E allora di nuovo, dove stanno la storia e memoria di John Rawls, professione filosofo, da Baltimora, nato vissuto ottantun anni e morto pensando a un´unica idea - la Giustizia - che aveva in testa come chiodo fisso «fino a fare tutt´uno con lei»? «Che cosa ha veramente detto», come recitava un´irresistibile collana di sunti filosofici, e «che cosa abbiamo veramente capito noi»? Veca: «Innanzitutto, Rawls parlava di Giustizia come fondamento della democrazia, non di riforma della giustizia». I padri pensano in grande, i figli «giustizia» la scrivono con la minuscola, e se devono discuterne guardano alla Cirami, non a Kant. Poi sì, con Rawls si farà (anche) politica, non solo filosofia. E allora, dice Adornato, «lui studiava la razionalizzazione del welfare: ma adesso si vede come quel modello abbia generato anche irrazionalità, sprechi e nuove disuguaglianze». Oppure, dice Veca, la sua morte riapre la solita «questione interna alla sinistra»: nell´Ulivo-più-Rifondazione chi può rivendicare l´argenteria dell´ultimo defunto? Oggi un po´ tutti, soprattutto i dalemiani. Trent´anni fa era diverso: negli anni Settanta, con la sinistra italiana divisa tra chi leggeva Marx, chi leggeva Heidegger (e Carl Schmitt) e chi non leggeva, il teorico di «giustizia come equità» faticava a farsi amare. E non è che negli Ottanta andasse meglio, ricorda Veca: «Per via di Rawls io ero accusato di tradimento, di filoamericanismo...». Vecchia storia. Dopo le cose sono cambiate, oggi lo potrebbe utilizzare anche la destra? Risponde Veca: «Volendo, sì: Rawls afferma due diritti costitutivi, libertà ed eguaglianza delle opportunità per le persone, che rende effettiva la prima. Ma se ci si ferma alla libertà, un po´ quello che fanno certi americani come Bob Nozick....»: si ha un pensiero pronto per Forza Italia. Che però, parola di Adornato, assicura: «Lo rispettiamo e lo stimiamo, ma il suo stile non merita appropriazioni». Da capo: dove stanno la storia e la memoria? Nel Diritto dei popoli, lezione tenuta a Oxford nel `93, quest´uomo sognava, più di ogni altra cosa, la «globalizzazione giusta». La memoria per capire che cosa è stato Rawls cominci allora da questa breve lezione inglese, dalle pareti in legno di un istituto tra i rivoli, dal fascino che ha respirato chi è stato nelle stanze del college oxoniense dove lui la teneva. La storia riposa in «Teoria della giustizia» (1971), in «Liberalismo politico» (1993) e nell´evidenza che John Rawls, «grande filosofo della politica americano», è nato a Baltimora nel `21, ha insegnato per quarant´anni ed è morto ad Harvard, l´altro giorno.
 La scheda autore di John Rawls
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