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30 novembre 2021
In Universale Economica
Lo sapevo, non dovevo ammalarmi. Il blog di Roberto Levi
La parola ai medici 20 febbraio 2008


Mi scrive una dottoressa bionda, anche se non credo sia quella descritta nel mio libro. E' un messsaggio bello e sincero, e lo affido volentieri allo spazio di questo blog che è anche a disposizione di tutti quei medici che desiderino confrontarsi con il mondo dei pazienti, in piena libertà.


Mi presento, sono Laura Vincenzi, uno dei tanti medici che sicuramente dopo aver letto il suo libro, l'hanno subissata di mail. Mi è piaciuto tantissimo, in alcuni punti ridevo da sola, ma mi ha anche lasciato un po' di amaro in bocca. Mi dispiace avere la consapevolezza che spesso il desiderio di dare un nome ad una malattia da parte di un medico venga scambiato per accanimento. Mi spiego: non è bello infilare tubi o altro ovunque, ledendo la dignità di una persona, ma è spesso l' unico modo. Lei non sa quante notti si passano in bianco divorati dai sensi di colpa per pazienti che non si è riusciti a salvare, chiedendosi se si poteva fare qualcosa di più. Il che è vero quasi sempre (cioè poter fare qualcosa in più), ma ci si trincera verso un banale "vabbè, era il suo destino, era scritto". E così come pure sentirsi ripetere sempre "non sono una cavia" quando nessuno l'hai mai pensato. E' brutto stare dall''altra parte, lo so, perchè io ci sono stata. Ma non siamo tutti uguali. Non perchè penso di essere migliore, per carità, ma ho la fortuna di lavorare in un ospedale umano, dove tutti, dall'ausiliario, al medico, all'infermiere hanno una parola buona per il malato e ci si fa in quattro per arrivare alla corretta diagnosi e terapia. Ho visto il mio primario con gli occhi lucidi alla morte di un paziente di colore, povero tra i poveri, senza casa, senza nessuno al mondo che lo aiutasse. E gli ospedali sono anche questo. Spero che le abbiano scalato il cortisone!
Una dottoressa bionda.
 
I commenti dell'autore
roberto per maurizio 23 febbraio 2008


Evidentemente è una specie in via di estinzione ma non ancora totalmente estinta. Resterebbe ora da capire, al di fuori di ogni retorica ma anche della tentazione di un facile cinismo, se sopravvive nei medici la sensazione che il loro mestiere possa ancora essere interpretato come una missione. O se il solo evocare questo termine produca sbuffi di compatimento collettivi. Forse non è una domanda da lasciar cadere immediatamente.


 
I vostri commenti
Il commento di Maria Gabriella 27 febbraio 2008


Grazie, dottoressa bionda per ciò che ha scritto: conforta. Sarebbe molto triste, sarebbe l'inizio della fine se non credessimo più alla possibilità di essere persone, di fare qualcosa; ed anzi, è proprio nel momento in cui è particolarmente difficile credere, che c'è bisogno di non mollare, di stringere i denti e concentrarsi sull'obiettivo. Ciascuno sul proprio. Se Ghandi avesse creduto di non poter raggiungere l'oceano, o se non fosse stato consapevole della portata e del ritorno di ciò che stava per compiere, non avrebbe ne iniziato ne concluso la marcia del sale. O no?


 
Il commento di massimo melis 25 febbraio 2008


Il suo libro mi ha impressionato per la scorrevolezza della lettura ma, soprattutto, per essere riuscito a trattare l'argomento con una sottile ironia e senza mai scendere in sfoghi contro le strutture sanitarie, Anni fa era venuto in mente anche a me di scrivere un libro del genere, traendo spunto dalle vicissitudini di mia madre, ammalatasi e poi morta di SLA. Le racconto solo un episodio: avendo visto Luca Cascioni in tv che comunicava tramite un computer collegato a un sintetizzatore vocale, chiesi all'Asl che mia madre potesse usufruire di un simile ausilio. L'Asl non seppe cosa rispondere, allora mi rivolsi a Cascioni e seppi che la ditta fornitrice stava a 10 km da casa mia e l'Asl non ne sapeva niente. Che dire, siamo in Italia..


 
Il commento di MAURIZIO CARUCCI 23 febbraio 2008


UN PRIMARIO DI UN OSPEDALE ITALIANO CHE PIANGE PER LA MORTE DI UN EXACOMUNITARIO?MA NON è UNA SPECIE ESTINTA ?. IL MIO AL MASSIMO SOSPIRA DI SOLLIEVO PERCHè COSI PUò RIMPIAZZARLO CON UN CLIENTE MAGARI GRANOSO. NO L'ESERCIZIO DELLA MEDICINA NON è PIù UNA ATTIVITà INTELLETTUALE, VEDI COME SI COMPORTANO CERTI LUMINARI ALL'IEO O ALLA MULTIMEDICA


 
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