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20 gennaio 2022
In Universale Economica
Lo sapevo, non dovevo ammalarmi. Il blog di Roberto Levi
Come stiamo 30 gennaio 2008


È la domanda che facciamo più spesso nella vita, e che ci sentiamo sempre rivolgere ogni qual volta incontriamo qualcuno: come stai? Domanda di potente sostanza e significato, non solo fisico ma anche esistenziale, cui il più delle volte si risponde in modo assai veloce e meccanico. Mi sono preso la briga di associare le risposte più comuni alle categorie caratteriali cui potrebbero corrispondere. Dominano in genere gli sbrigativi, che si liberano della patata bollente con un "benegrazietu?" pronunciato tutto d'un fiato che non ammette ulteriori intrusioni. Assai diffusi quelli che in fondo si accontentano: "non male grazie". Sopravvivono sacche di nostalgici della Milano da bere, fermi all'epoca euforica degli yuppies: "Benissimo!". In aumento gli emuli dei calciatori: "Si tira avanti". Qua e là trovi gli scaramantici: "Abbastanza bene grazie", dove l'avverbio abbastanza rimanda a un prudenziale bisogno di non provocare gli dei della salute con manifestazioni di eccessivo ottimismo. Ogni tanto incontri i fautori del bicchiere mezzo pieno, pur con connotazioni marcatamente malinconiche: "Potrebbe andare peggio" ma sono in calo perché oggi, circondati da messaggi sociali che ci spingono ad apparire sempre in forma, una risposta del genere può apparire pericolosamente eversiva. Entrano nel computo anche i riflessivi-stanziali: "Siamo qui", cui si aggiungono i depressi con venature parafunerarie e puntini di sospensione incorporati: "Finché ci si vede...". Non mancano infine i catenacciari, modello primo non prenderle: "Mi difendo". E voi? A che categoria sentite di appartenere? Come siete soliti comportarvi di fronte alla domanda più frequente e sottovalutata che ci facciamo nella vita?
 
I commenti dell'autore
roberto per massimo 23 febbraio 2008


Penso che l'interlocutore almeno la prima volta acconsentirà, ma ho il sospetto che ti apparirà assai più sfuggente le volte successive, a meno che non sia un tipo con tanto tempo a disposizione. Se non hai paura del vuoto intorno, o ancora meglio se hai intenzione di favorirlo, mi sembra comunque un'ottima risposta.


 
roberto per anna 6 febbraio 2008


Anche Anna si iscrive al partito delle risposte sbrigative, che pare quello nettamente predominante. Tanto varrebbe abolire la domanda "come stai?" e sostituirla con un altro convenevole più condiviso. Continuo comunque a pensare che sia meglio uno che ti chiede "come stai?" che incontrare qualche inguaribile narciso che attacca subito a chiedere: come sto? Come mi vedi?


 
roberto per leonardo 5 febbraio 2008


In effetti potrei provare anch'io a rispondere così, ma mai davanti a un medico. Anche il più laico di loro temo avrebbe non pochi problemi ad accettare una dose così forte di disincanto scientifico...


 
roberto per laura 5 febbraio 2008


E' una difesa anche questa, è vero. Unica controindicazione: si incoraggia il birignao delle lagnanze altrui e a quel punto diventa difficile stopparle. A meno di non essere bravissimi nell'arte di sgusciare, svincolandosi con artistica leggerezza.


 
roberto per rosa 5 febbraio 2008


Coraggiosa l'idea di stare sulle difensive anche con il proprio medico, per evitare un sovraccarico di medicinali. Contrasta con l'andazzo generale di tempestare il medico (soprattutto quello di base) con una richiesta pressante di prescrizioni, specie dopo aver visto trasmissioni come Elisir o similari...


 
roberto per marco 5 febbraio 2008


caro marco, la risposta è suggestiva, ma poi vorrei proprio vedere come farei a sottrarmi alla reazione perplessa degli astanti. Già quando rispondo "Abbastanza bene" alla domanda "Come stai?" devo dare spiegazioni in merito all'"abbastanza". Mi immagino alle prese addirittura con Dickens.


 
roberto per sandra 5 febbraio 2008


Hai scelto la formula più semplice per evitare problemi collaterali. Pragmatica e di facile scorrevolezza sociale. Ideale soprattutto se si va di fretta


 
roberto per aurelia 5 febbraio 2008


Noto con piacere che il partito del "benegrazietu" ha una sua entusiasta sostenitrice, con motivazioni più che plausibili


 
roberto per mila 5 febbraio 2008


Beata te. Io se dicessi "normale" mi sentirei rispondere "era ora", e ne nascerebbe un estenuante e piccato dibattito.


 
I vostri commenti
Il commento di Massimo 20 febbraio 2008


Se l'interlocutore lo consente, rispondo: "Bene, a parte gli ultimi vent'anni...."


 
Il commento di Anna 5 febbraio 2008


Rispondo di solito col classico "bene grazie", ma solo perche' ritengo che ognuno di noi ha un piccolo dovere...quello di proteggere il prossimo e non di caricarlo delle sue disgrazie! Sono una generosa che pensa alla fine che gli altri hanno gia' le loro disgrazie e sono piu' che sufficienti....L'unica eccezione in cui mi sbilancio un po' e' con la mia migliore amica.


 
Il commento di leonardo 5 febbraio 2008


essendo fortemente razionalista ed ateo....rispondi in modo scherzoso e veriterio.....A CASO!!!!!


 
Il commento di laura valsecchi 4 febbraio 2008


Normalmente rimando la palla con un "E tu?" abbastanza perentorio da non ammettere dubbi. Funziona: primo perchè ho scoperto da tempo che di come sto io non gliene può fregare di meno, secondo perchè almeno hanno la possibilità di sfogare un sano birignao latente. E' una difesa anche questa. O no?


 
Il commento di Rosa Cavalletti 4 febbraio 2008


Anche io ho imparato a rispondere "benissimo" di fronte a queste domande di rito. Perchè? perchè, in effetti , tale domanda serve solo a sondare una situazione esistenziale più psicologica che fisica e perchè comunque in un mondo votato all'individualismo e all'indifferenza il sapere come una persona stia è diventatauna domanda priva di ogni contenuto. Anche di fronte ai medici bisogna agire con cautela perchè ogni piccola lamentela trova risposta in una sfilza di farmaci da ingoiare che peggiorano ancora di più la situazione.


 
Il commento di Marco 4 febbraio 2008


Benvenuto tra noi Roberto! E tu come stai? A me piace molto una risposta di Pickwick, sì, quello dickensiano: "Non si fallisce né si fa fortuna", ed una volta mi è venuto pure uno spontaneo "..orribilmente sereno!". Tra poco leggerò il tuo libri: è nella lista d'attesa sul comodino, lista sempre in aumento..


 
Il commento di Sandra Vargiu 4 febbraio 2008


Sarebbe buona norma, soprattutto quando la domanda è rivolta da conoscenti, o da persone che si incontrano occasionalmente, attenersi a quanto raccomandato da ogni galateo, e cioè rispondere un cortese "bene grazie". Così cerco di comportarmi nei casi citati prima. Diverso è quando ci troviamo con persone che conosciamo bene, e con le quali possiamo anche, brevemente, lasciarci andare a qualche notizia meno convenzionale sul nostro stato di salute fisica e mentale, o sulle nostre difficoltà nel vivere. Mi capita troppo spesso di venire investita da torrenti di parole, di persone che ritengono di dover informare chiunque dei loro malanni, ma spesso questa tendenza nasconde più che un cattivo costume, un disperato bisogno di comunicare.


 
Il commento di Aurelia 4 febbraio 2008


Appartengo alla categoria del "benegrazieetu?" ma non per essere sbrigativa, ma per assoluta convinzione forse un po' ottimistica. Come si fa a coinvolgere il nostro interlocutore in malesseri vari, dolori di schiena, mal di testa o altre bazzecole del genere? Perbacco, sono solo nostre. E poi magari è una persona che non vediamo da tempo e abbiamo altre cose da raccontargli ben più interessanti dell'andamento della nostra salute! Quindi VIVA IL BENEGRAZIEETU sperando in un'analoga risposta.


 
Il commento di Milla 3 febbraio 2008


Di solito si mente rispondendo a questa domanda + o meno consapevolmente. Abitualmente me la cavo così: Come stai? Normale e tu?


 
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 Mai lamentarsi dei pasti in ospedale
 Non uccidermi o morirai anche tu
 Il contagio della solidarietà
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