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In Universale Economica
Come Alberto Rollo, il signor Feltrinelli ed io cambieremo il mondo: il blog di Paolo Cioni
Giù le mani dai Buffalo Springfield. 2 gennaio 2007


Chissà perché l'ho notato ascoltando la radio, mentre guidavo, e mentre due comici imperversavano un po' stancamente. L'ho notato forse perché la musica gli ha interrotti: la musica di uno spot che poi mi sono resoconto si vede ogni sera anche in televisione. Io, ufficialmente, la televisione non la guardo mai: fa così chic dichiararlo che non voglio esimermi dal farlo. Comunque, mi è capitato di vedere lo spot in questione e di ascoltare distrattamente Stephen Stills intonare 'There's something happening here...' - ma poi mi sono reso conto dell'incredibile accostamento: un inno pacifista e una compagnia petrolifera. Qualcuno se ne è accorto? Certo, è una bella canzone e viene naturale godersela, magari pensando alla spensierata California del 1966. La canzone si intitola "For what it's worth" e i Buffalo Springfiled erano un gruppo formato da Stephen Stills, Neil Young, Ritchie Furay, Bruce Palmer, Dewey Martin. In pratica, per chi va per massimi sistemi, c'erano due quarti dei Crosby, Stills Nash & Youg. In California si parlava di fiori nei cannoni allora, per quanto adesso possa sembrare impossibile, e benché le guerre non siano finite con l'avvento dei Jefferson Airplane, va pur detto per due generazioni le multinazionali faticarono a trovare impiegati. Ecco, pensarci adesso e sentir mischiare fiori e petrolio, pace e cannoni e guerre preventive, sembra un po' azzardato. Non che il petrolio sia tutt'uno con la guerra, ma insomma, avete chiara la situazione quanto me.
Ma c'è dell'altro, perché la realtà supera l'immaginazione: qualcuno si ricorda del film "Lord of war" - uscito nel lontano 2005 - con uno sconsolato Nicolas Cage a far la parte del mercante d'armi? Bene, indovinate quale era la canzone scelta per la sigla, sovrapposta a tante belle armi e cartucce ansiose di compiere il loro dovere. Proprio quella.
Torniamo al petrolio, e al gasolio, anche se di un tipo del tutto nuovo e sorprendente a quanto sembra: la pubblicità sfuma sul più bello: "there's a man with a gun over there..." ma 'gun', fucile, si sente nitidamente. O i creativi delle agenzie agenzie non sanno l'inglese, oppure sono dei bei paraculo.
 
I commenti dell'autore
p. per valentina 23 gennaio 2007


ciao valentina, che bello, in giro c'è qualcuno che si ricorda i testi dei Buffalo Springfield... io dico che siamo in tanti, togliamo la polvere dalle chitarre.


 
I vostri commenti
Il commento di Valentina De Liso 23 gennaio 2007


"Penso che sia il momento di fermarsi, ehi, cos' è questo rumore?" Un inno pacifista usato come jingle per una compagnia petrolifera. BOOM! Suona come il massimo dell'ipocrisia contemporanea, anzi è l'avanguardia dell'ipocrisia. Roba da far sbellicare dal ridere un ex copywriter pentito come J.G. Ballard. Certo che i creativi dell'agenzia sono dei paraculo: il loro mestiere è vendere illusioni. In questo caso la mission era quella di rivestire di buone intenzioni l'Eni e far profumare d'un vago sentore ecologico una goccia di diesel (Blu Agip). In poche parole rendere raffinato un prodotto di raffineria! Da grezzo in commerciabile grazie ad un commercial. L'agenzia traveste i Lupi da Agnelli, speriamo che qualcuno si accorga delle 6 zampe!


 
Il commento di Chiara 8 gennaio 2007


Non credo che i telespettatori siano così attenti da cogliere il testo della canzone se già non la conoscono... anche perché gli spot li noti sì e no, ti accorgi di una bella canzone, poi non ti ricordi neanche cosa stavano pubblicizzando.


 
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