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18 settembre 2021
In Universale Economica
Come Alberto Rollo, il signor Feltrinelli ed io cambieremo il mondo: il blog di Paolo Cioni
16. Jesse James, Salman Rushdie e i fuorilegge di una volta 4 dicembre 2006


Non so con esattezza chi siano i conformisti di oggi, forse ancora gli stessi di ieri, forse invece quelli che ieri si opponevano al sistema e adesso leggono il telegiornale. Mi pare che comunque il disfattismo sia una nuova forma di conformismo, non molto dissimile da quello borghese e benpensante che lo ha preceduto. Anche nella protesta cinica e disperata, nella mancanza di una prospettiva, nelle infinite recriminazioni trova uno stabilizzante conforto. Come dire che la colpa non è nostra.
"Quelli che apprezzano la stabilità," scrive Rushdie in 'La terra sotto i nostri piedi', " che temono la transitorietà, l'incertezza, il cambiamento, costoro hanno creato un potente sistema di marchi e di tabù contro la mancanza di radici, che è una forza dirompente e asociale; cosicché, per lo più, noi siamo conformisti, ci fingiamo motivati da devozioni e solidarietà che non sentiamo veramente, e nascondiamo la nostra vera identità sotto la pelle delle identità che portano il sigillo dell'approvazione di coloro che su questa terra ci stanno a loro agio. Ma la verità viene a galla nei sogni."

Io coi sogni ho un buon rapporto, anche con quelli che sono destinati a svanire nel nulla. Dopotutto non ci resta altro. Per questo quando mi sento dire che non c'è niente da fare mi viene da pensare a tutti gli eroi che hanno popolato i miei sogni di bambino. Ci vuole l'ingenuità dei bambini per sognare come si deve.

(...) Nei sogni ad occhi aperti consentiti dalla nostra società, nei nostri miti, nelle nostre arti, nelle nostre canzoni, celebriamo coloro che sulla terra si sentono a disagio, i diversi, i fuorilegge, i fenomeni da baraccone. Paghiamo non pochi soldi per vedere in un teatro o in un cinematografo, o per leggere fra le segrete copertine di un libro, ciò che vietiamo a noi stessi. Le nostre biblioteche, i luoghi dove andiamo a divertirci, dicono la verità."

Così ci inventiamo "mille mille volte, in ogni luogo, in ogni tempo," personaggi che riportano in superficie i nostri bisogni di libertà, di rivalsa, di fuga. Chatwin adorava le storie di fuorilegge, e se ben ricordo, in Patagonia celebra il mito di Butch Cassidy e Sundance Kid:
due personaggi da romanzo che rapinavano treni e spendevano gran parte dei guadagni in cavalli da corsa - talmente veloci da renderli imprendibili per la polizia - e così potevano rapinare nuovi treni. Non andrebbe dimenticato, eppure mi pare significativo che da una parte si viva il conformismo di uno scetticismo debordante (propagandato da straordinari scrittori, registi, artisti coltissimi, preparati, ma che evidentemente non sanno dove sbattere la testa), mentre e dall'altra solo qualche timido tentativo di 'profetizzare con una penna' provi a raccontare storie a lieto fine.

Il lieto fine, ecco, quello che si trovava nei bei film di una volta e nei brutti film di oggi. Anche se andrebbe chiarito cosa si intende per lieto fine (sicuramente non il vituperato '...e vissero felici e contenti'), io col permesso degli scettici proverei a riprendermelo. Il mio lieto fine è qualcosa che insegui anche se sai che non potrai mai raggiungerlo, ecco, ma lo insegui lo stesso. Per questo la leggenda dei fuorilegge ha sempre avuto un lieto fine, anche quando spararono a Jesse James nella schiena nessuno ne dubitò. La cantava tanto tempo fa Pete Seeger: "Jesse era un ragazzo, uccise molti uomini e rapinò il treno di Glendale, rubava ai ricchi per dare ai poveri, aveva una mano, un cuore e un cervello. Oh, Jesse aveva una moglie, pronta a piangere la sua morte, e tre bambini coraggiosi (...)." Gli spararonoo alle spalle, "e la gente restò senza fiato quando seppe che Jesse era morto."
Bruce Springsteen va in giro ancora oggi a cantare questa storia - sembra che ci sia un mare di gente interessata ad ascoltarla.
 
I commenti dell'autore
di p.per rocco e chiara 6 dicembre 2006


vedo che siamo in sintonia, che bello. un punto fondamentale del Manuale per Cambiare il Mondo è proprio quello di trovare alleati. fate altrettanto, cercate alleati intorno a voi, e buona fortuna.


 
I vostri commenti
Il commento di Rocco 5 dicembre 2006


Non per niente Umberto Eco in "Diario minimo" traccia un memorabile "Elogio di Franti", di quello "che fu già espulso da un'altra Sezione". Mica l'elogio del De Rossi! Ciao Rocco


 
Il commento di Chiara 4 dicembre 2006


Ben detto. Pirati, outlaws, partigiani, ribelli, guidati da un codice non conforme, con grandi sogni e grandi speranze. Ciao


 
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