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In Universale Economica
Come Alberto Rollo, il signor Feltrinelli ed io cambieremo il mondo: il blog di Paolo Cioni
15. Prima che mettessero la merda nel ventilatore 19 ottobre 2006


Beh, dobbiamo ammettere che se ne vedono delle belle. Viviamo tempi confusi, che per Kurt Vonnegut hanno inizio con la Grande Depressione, cioè quando lui aveva più o meno sette anni. Non so come fosse prima che mettessero la merda nel ventilatore. Se prima significa prima della Grande Depressione posso dire poco, se non che ho letto Furore quando avevo vent'anni e mi ha fatto un gran bene. La crisi del 1929 potrebbe essere un inizio se ci pensate: una botta che mise in ginocchio un intero paese, senza nessun vero motivo. Nessuna carestia, nessuna epidemia, nessuna catastrofe. Tutto generato da numeretti scritti in colonna su fogli di carta. Quando ci si pensa diventa evidente che sotto sotto, nel nostro intimo, abbiamo già ammesso che il sistema non ha senso: una serie di accordi rendono reale quello che reale non è. Un po' come se vi toccasse di passare un lungo inverno in compagnia di venti persone assolutamente convinte che 'L'isola dei famosi' abbia un senso, oppure in compagnia degli iscritti ad un circolo monarchico che professano la loro devozione a quel tizio che sapete: ecco, in quella situazione sareste voi quelli fuori di testa, quelli irreali, perché il consenso degli altri a lungo andare diventerebbe realtà. Non c'è molta differenza con il mercato globale, con il sistema elettorale, con la lotta al terrorismo, con il calcio-mercato, per cui ci vuole una bella dose di autostima per rimanere convinti che siano gli altri ad aver tirato. Questo era più o meno quello che intendevo per autostima: la costruzione di un ego grande come l'Hotel Ritz.

Ci vuole autostima per decidere di valutare la ricchezza secondo i nostri parametri, e non secondo quella dei giornali patinati, oppure delle aliquote fiscali, oppure dell'ISTAT che valuta il costo dei prodotti ortofrutticoli sull'oscillazione del prezzo dell'ananas. Chi si ricorda del valore del tempo libero? Oppure della povertà del nostro degrado urbano? Oppure della ricchezza del patrimonio artistico chiuso nelle cantine degli Uffizi? A proposito dell'arte il solito Vonnegut dice da qualche parte: "Nelle conferenze sostengo che una plausibile missione degli artisti sia quella di far sentire le persone un po' meno tristi. A quel punto c'è sempre qualcuno che mi chiede quale artista ci sia riuscito. Io rispondo: 'i Beatles'."
Valutare la ricchezza in termini di felicità non sarebbe una cattiva idea: pensate a come sarebbero belle le nuove aliquote: Molto felice, Mediamente disilluso, Incazzatissimo...
Due cose da segnalare: per prima cosa, comunque io credo che si possa ancora tirare fuori qualcosa di buono, magari spingendo qualcuno verso la ricerca della felicità, una robetta che gli americani una volta avevano nella loro Dichiarazione. Facciamo progetti a lunga scadenza. A breve, qualcuno si dia subito da fare e spieghi a Elisabetta Gardini cos'è la Consob: è importante. In più, tuttavia, mi sento di dire che qualcuno troverà altra cacca da qualche parte. Ma cosa ci volete fare? Poi, tutti quanti alla televisione a giustificarsi, a spiegare, a fare considerazioni, ad indignarsi.
 
I commenti dell'autore
p. per chiara 31 ottobre 2006


ma sì, lasciamoli litigare, insultarsi, autocelebrarsi, lasciamo che sbaglino i congiuntivi e che si esibiscano in una enneseima spettacolare crisi isterica. tre quarti di quelli che sono in televisione hanno una psichiatra personale che li aspetta dietro le quinte per cercare di non farli andare in pezzi.
solo loro sono convinti di avere successo. in realtà - cosa positiva - hanno una visione talmente limitata che prima o poi riusciamo a spazzarli via. teniamo duro, e saranno loro a mollare.


 
ciao rocco 24 ottobre 2006


ciao Rocco. felice di sentirti. i tempi sono confusi, ma proviamo a fare comunque chiarezza: mantenete la calma, in qualche modo ne usciamo.

resto fiducioso. e in fondo, guardandomi attorno, mi vierne anche da ridere.


 
I vostri commenti
Il commento di Chiara 31 ottobre 2006


E' incredibile come un giorno ci si indigni per una notizia sentita al telegiornale o per l'ennesimo scandalo, l'ennesima litigata in televisione, l'ennesimo reality-spazzatura che sembra catalizzare l'attenzione, ma poi ci si scorda di tutto. Il giorno dopo ci si indigna per qualcos'altro e poi ci si dimentica anche di indignarsi. Anche perché ormai l'atteggiamento che va per la maggiore è la sufficienza: ci vergognamo di farci vedere toccati, scandalizzati.


 
Il commento di Rocco 23 ottobre 2006


Viviamo tempi confusi. Vero. Ho appena letto che a Rieti c'è qualcuno che intende dedicare una via al gerarca fascista Alessandro Pavolini, l'omologo italiano del nazista Goebbels. Viviamo davvero tempi confusi. Ciao Paolo


 
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